Perché proprio adesso e quasi di soppiatto? Perché il Napoli ha scelto per Marek Hamsik un commiato del genere? Perché tenere nascosta la notizia del suo addio fino a poco prima della partita con la Sampdoria? Perché cederlo dopo il 31 gennaio, quando in Italia il mercato in entrata è chiuso? Perché 12 anni di carriera – una vita intera – trascorsi in azzurro, rinunciando anche a offerte importanti e alla prospettiva di fare più soldi, sono stati presi e impacchettati come si fa con le bomboniere che non butti perché è peccato?

Nulla questio sull'opportunità che il calciatore, 32enne, ha voluto cogliere per sé stesso e per la propria famiglia: in Cina, al Dalian, guadagnerà 30 milioni in 3 stagioni. Dopo aver dato tutto alla maglia azzurra, compreso che a un certo livello non ci arriverai più, tanto vale monetizzare quel che resta del know how acquisito sul campo. Ha fatto la scelta più giusta e non merita di essere chiamato traditore o mercenario. Piuttosto, l'operazione solleva altre perplessità. Non reazioni di pancia, ‘ragionamenti' da tifoso ma considerazioni che s'accompagnano a situazioni del genere.

  • Anzitutto, il segnale che si propaga all'esterno: quando sei ancora in lotta per l'Europa League e a campionato in corso cedi il capitano (non una pedina qualunque), un caposaldo dello spogliatoio, un calciatore che per tattica ed esperienza può ancora esserti utile (il lancio/apertura a Callejon nella sfida con la Samp è stato un ricamo). D'accordo che il podio Champions è in pugno e pensare di scippare lo scudetto alla Juventus è una chimera ma lasciare andar via il giocatore in questo modo e in questo momento per 15 massimo 20 milioni (bonus compresi) è da qualsiasi società di medio livello non da grande club.
  • Insomma, l'idea che si dà è sostanzialmente questa: poiché siamo anche fuori dalla Coppa Italia tiriamo i remi in barca, incassiamo quel che possiamo, arrangiamoci con quel che abbiamo (che basta e avanza) e a giugno se ne parla…
  • Perché non prendere un rinforzo subito? Fornals del Villarreal, per esempio, aveva già detto sì al Napoli ma serviva mettere mano alla tasca e sborsare una trentina di milioni per attivare la clausola e portarlo in Italia a gennaio. Inserito nel nuovo contesto, avrebbe sfruttato questi 6 mesi per ambientarsi e al tempo stesso in rosa ci sarebbe stata una risorsa utile alla bisogna. Invece, no. Si è atteso il 2 febbraio per liberare lo slovacco che non è mai stato Lampard e non è più ai livelli di qualche anno fa ma in una squadra che vuole puntare a un traguardo importante (competere per l'Europa League) può ancora dire la sua. Il tempo e il campo saranno dirimenti anche al riguardo.
  • L'aziendalismo di Ancelotti e il nuovo che avanza. Dopo il prestito di Rog (un altro centrocampista) al Siviglia, al tecnico di Reggiolo restano Ruiz, Diawara, Zielinski, Allan (che era già pronto a volare a Parigi). Se un allenatore che ha vinto tutto dice "in quella posizione siamo ben coperti" null'altro puoi fare che rassegnarti alla fiducia nei suoi confronti, nella capacità di quadrare i conti con l'intuito e la sagacia proprie di chi in carriera ha appreso tutti i trucchi e le sfumature necessarie per mettere in campo con equilibrio la migliore formazione possibile. Anche in questo caso la sensazione è palese e comporta qualche rischio: chi è rimasto dimostri adesso di che pasta è fatto (a cominciare da Diawara) oppure taccia per sempre. Ma così puoi vincere l'Europa League? Non resta che attendere cosa accadrà a fine stagione. A patto che sia rivoluzione vera per aprire un nuovo ciclo e non un tumulto alla Masaniello.