La maglia numero 17 di Marek Hamsik ritirata come la ‘dieci' di Diego Armando Maradona. Il Napoli e il presidente, Aurelio De Laurentiis, ci pensano. E' giusto che nessun altro calciatore la porti sulle spalle? Sì, perché il club e la città hanno bisogno di nuovi miti da venerare. Sì, perché nell'agiografia del calcio partenopeo lo slovacco arrivato ragazzino e divenuto uomo sotto il Vesuvio è l'emblema di un club ripartito da zero fino ad accomodarsi al tavolo della Champions. Sì, perché se il tuo nome è Marekiaro e hai battuto il record di gol del Pibe, superato in presenze Bruscolotti e rappresentato una colonna nello spogliatoio allora è giusto che abbia questo tributo.

Oje vita, oje vita mia. Alla festa del dottor De Nicola il calciatore è salito sul palco visibilmente emozionato, esibendosi in un classico della canzone napoletana… Lui, sordato ‘nnammurato per una vita (calcistica) intera è stato tradito dall'emozione quando oje vita, oje vita mia – ritornello che ha scandito i momenti più esaltanti dei partenopei al San Paolo – ha scaldato la platea.

Cresta alta e occhi lucidi dietro gli occhiali tondi. Hamsik non ha potuto salutare tutti ufficialmente per questioni burocratiche ma a Castel Volturno tra qualche giorno il suo armadietto sarà vuoto. Di lui resteranno i ricordi e qualche foto ad altezza naturale. Ad attendere Hamsik ci sono la Cina, 3 anni di contratto col Dalian, uno stipendio da circa 10 milioni a stagione: uno scivolo d'oro per la carriera che mai avrebbe immaginato – in Europa come in Italia – con una maglia differente. E chissà che un domani non possa tornare ma questa volta in ambito dirigenziale. Da quando è arrivato in azzurro nell'estate del 2007 ha collezionato ben 520 presenze, segnato 121 gol e ricamato 111 assist. Numeri come pietre miliari nella storia sportiva di Napoli e del Napoli. Numeri da raccontare e da venerare assieme alla sua maglia, reliquia preziosa nemmeno fosse il capello di Maradona.