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Genoa-Sampdoria: dieci curiosità che forse non sapete sul derby della Lanterna

Il primo si giocò il 3 novembre 1946. Nella storia i 18 anni di Roberto Mancini e la tripletta di Milito, il giorno di gloria di Giulio Cesare Abbadie, lo zio di Fabio Capello e una serie di incroci legati alla famiglia Garrone.
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Torna il derby più antico d'Italia. Martedì Genoa e Sampdoria si affrontano per la 111ma volta, la seconda in assoluto nel primo mese dell'anno solare dopo la sfida del 19 gennaio 1964: una sfida a suo modo storica perché Piaceri segna di spalla e quando mancano venti minuti alla fine l'arbitro Campanati sospende la partita per nebbia, e il risultato rimarrà 1-0 per il Genoa. Abbiamo provato a raccogliere dieci curiosità sul derby della Lanterna.

Il primo – Nel vecchio Luigi Ferraris, c'è anche il presidente della Repubblica Enrico Di Nicola tra i 45 mila spettatori per il primo derby tra il Genoa e la neonata Samporia. Non c'è storia, i blucerchiati trionfano 3-0: segnano Baldini, Frugali e Fiorini. Dopo il primo gol, il bomber argentino del Genoa, Verdeal, va a stringere la mano a Baldini. Meno di un anno dopo, il 5 gennaio del 1947, Verdeal fa innamorare un bambino di sette anni, che è andato allo stadio per la prima volta con il papà, tifoso del Grande Torino, quel giorno avversario del Genoa. Al 75′, il Toro è avanti 3-0. Ma il Genoa si scuote, accorcia fino al 2-3 e sogna un'incredibile rimonta, frustrata solo dal palo sull'ultimo, disperato tentativo di Verdeal. In cinque minuti quel bambino smette di farsi scegliere e finalmente sceglierà una squadra per la vita: quel bambino si chiamava Fabrizio De Andrè.

Il massimo scarto – Il 5-1 doriano del 17 ottobre 1948 mantiene tre record: il massimo scarto, il maggior numero di reti realizzate da una squadra sola e in totale nella storia del derby. Curti, arrivato a Genova solo tre giorni prima, apre e chiude le marcature. Baldini raddoppia, Corradini illude il Genoa prima dei gol di Bassetto e Prunecchi.

Baldini nella storia – Il 3 dicembre 1950 Un rigore per entrare nella storia. “Pinella Baldini”, che ha segnato il primo gol del primo derby fra Genoa e Samp, ed è il primo blucerchiato ad essere convocato in nazionale, diventa l'unico andato a segno con tre maglie diverse: dopo la rete con l'Andrea Doria e le 4 con la Sampdoria, trasforma quel rigore per il Genoa, ma non evita la sconfitta per 2-1. i tifosi rossoblù accusano della sconfitta Nilsson e Tapper, i due svedesi che al loro rientro a Nervi trovano le loro camere visitate dai ladri. Magro il bottino: ventisette pacchetti di sigarette. Ha vissuto gli ultimi anni a via Montaldo, a due passi dal Ferraris. Morirà il 26 novembre 2009, pochi giorni prima del centesimo derby della Lanterna, un'altra sfida destinata a rimanere nella storia.

Il derby di Giulio Cesare – Il 1957 non è un anno come gli altri per il derby di Genova. Si giocano l'unica stracittadina diretta da un arbitro straniero, l'austriaco Mayer, scandita dall'ultima autorete blucerchiata contro il Genoa (di Farina) e l'unica sospesa dopo meno di tre minuti, il 21 ottobre. Si rigioca il primo novembre, sarà il derby di Giulio Cesare. Non c'entrano le idi di marzo, ma Abbadie, centravanti uruguayano detto El Pardo, giocatore preferito di De Andrè, che serve gli assist per tutti gol del 3-1 del Genoa, mentre la Samp chiude in dieci per l'infortunio a Azeglio Vicini.

Ti mando in Serie B – Il 22 aprile 1951 si gioca un derby che i tifosi del Genoa che non possono dimenticare. È il “derby di Sabbatella”, l'argentino che gela la curva Nord, decide il 3-2, dopo che il Genoa era riuscito a risalire da 0-2 a 2-2, e manda i rossoblù in serie B per la seconda volta nella loro storia. La vendetta si consuma 22 anni dopo, il 13 marzo 1977. è uno dei soli due derby di campionato in cui è stato sbagliato un rigore. È il 3′ della ripresa, sull'1-1, Damiani subisce fallo da Arnuzzo, uno dei tre genovesi in campo. Gli altri due si sfidano a undici metri di distanza. Pruzzo tira, Di Vincenzo, che ha iniziato proprio nel Genoa, para. “Una brutta botta – spiega O'Rey di Crocefieschi – Per rifarmi avevo solo un modo: fare gol su azione”, un po' come Rivera abbracciato al palo all'Azteca dopo il 3-3 della Germania. “Così dall'inferno mi sono ritrovato in paradiso, ma è stata dura perché quando sbagli un rigore nel derby il morale te lo ritrovi davvero sotto i tacchetti delle scarpe. Io non ho mai sentito troppo le partite, ma per il derby era diverso. Se arrivi da fuori, non puoi capire ed entrare in piena sintonia con l'attesa per quella che tutta una città considera la partita dell'anno”. Pruzzo però si fa perdonare. La sua foto mentre salta quanto nessuno può più saperlo diventa un'immagine cult, una cartolina 13 anni prima di Branco, che nel 1990 segna forse il gol più famoso segnato sotto la Lanterna, una punizione-gioiello diventa subito un’icona. Il colpo di testa di Pruzzo mette le basi per la retrocessione della Sampdoria ma il Genoa, scrive Vladimiro Caminiti su Tuttosport, “non è soltanto Pruzzo e Damiani, è anche una grande folla che gli soffia nel cuore”.

Il record di incassi – E' proprio Arnuzzo a visionare Roberto Mancini, portato alla Samp da Paolo Borea, direttore sportivo del Bologna passato poi in blucerchiato. Il Mancio festeggia i 18 anni nel giorno del derby che segna il record di capienza a Marassi in campionato e si fa il miglior regalo possibile. “Presi la palla sotto la tribuna, lascia sul posto Onofri, strinsi al centro e al limite dell'area anticipai Faccenda, tirando al paletto” ha raccontato. Martina restò immobile e il pallone entrò in rete. Sotto la Nord… i nostri tifosi stamparono la foto del mio gol sulle cartelline natalizie”.

L'unica tripletta – C'è una sola tripletta nella storia del derby della Lanterna. È il 2008-2009 e il Genoa vince entrambe le sfide stagionali contro la Samp per la prima volta dal 1964-65. Nella gara di ritorno, il 3 maggio 2009, il Grifone torna a vincere un derby con tre reti all'attivo e più di una di scarto per la prima volta dal 1957, grazie ai tre gol del Principe Milito. Nel computo delle doppiette prevale la Sampdoria per sette a quattro: le ultime sono state siglate nella medesima partita (caso unico nella storia del derby della Lanterna), il 28 agosto 1996, nel 2-2 di Coppa Italia griffato Montella e Nappi. Le altre portano la firma, per i blucerchiati, di Bassetto, Conti, Curti, Cucchiaroni, Da Silva e Skoglund, per il Genoa di Briaschi, Damiani e Di Pietro.

Quanti omonimi – Nella Samp ha giocato un Luigi Cassano, nessuna parentela con Antonio, terzino che aveva vinto uno scudetto col Torino, arrivato a Genova nel 1947 e morto nel 1947 per un attacco di tifo dopo un’infezione contratta per aver mangiato in una trasferta a Bari cozze avariate. Ma si ricordano anche un Oliviero Conti (vedi sopra), attaccante dal 1951 al 1960 e Gustavo Fiorini, omonimo di Giuliano attaccante del Genoa negli anni '80. Nel Grifone la memoria torna a Bror Mellberg, in rossoblù nel 1950-51 e Antonio Corso, rimasto per cinque stagioni negli anni '50, senza alcuna relazione col campione delle punizioni a foglia morta che vinse tutto con la Grande Inter prima di chiudere la carriera proprio al Genoa.

Lo zio di Capello – Con le sue tre reti, nell'albo d'oro dei marcatori del derby figura Mario Tortul. Suo il gol del 2-1 in Samp-Genoa del 1954, ma i rossoblù pareggeranno con Dal Monte, a rete anche nel 55, ma non riuscirà ad evitare la sconfitta della Sam (2-1), suo il terzo gol della vittoria blucerchiata nel 1958 (3-1). Tortul era il fratello di Evelina Tortul, la madre di Fabio Capello.

I Garrone e la politica – “Mai acquistare squadre di calcio e giornali”. Così parlava Edoardo Garrone, che però nel 1963 si fa convincere dal cardinale arcivescovo di Genova, Giuseppe Siri, a comprare il Genoa. Garrone parte per la Norvegia per una partita di pesca al salmone e muore d'infarto a 57 anni. Salta cosìla promessa. L'azienda di famiglia passa al figlio Riccardo, che negli anni '80 fa della Erg lo sponsor della grande Sampdoria di Paolo Mantovani e del miracolo scudetto. Anche lui, come il padre, aveva avuto l'occasione di acquistare il genoa. Alla fine degli anni 70, con il porto in difficoltà (sarà privatizzato dopo una lunga battaglia sindacale) e l'Italsider in crisi, la raffineria Erg in Valpocevera, a San Quirico, marcia a tutto vapore ma la giunta di sinistra guidata a Fulvio Cerofolini, viste le lamentele dei cittadini, apre una trattativa per il trasferimento della raffineria genovese. Il Genoa, in B, è di nuovo nei guai e Cerofolini, fervente tifoso genoano, propone a Garrone di acquistare il club. Garrone riflette, vacilla ma alla fine rifiuta. Anni dopo, da presidente della Sampdoria, rivelando il retroscena, l’industriale spiega quel no al sindaco: “Accettando di acquistare il Genoa temevo si dicesse che era stato il prezzo pagato nella trattativa per la raffineria”. Dopo la morte di Paolo Mantovani, sarà proprio Enrico a comprare il pacchetto di maggioranza della Sampdoria. La salva dalla Serie C, paga i 50 milioni di debiti e chiama come direttore generale Beppe Marotta. Insieme aprono un nuovo capitolo di storia.

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