5 gol in 3 presenze. Ci ha messo poco, anzi pochissimo Manolo Gabbiadini per mettersi alle spalle l’esperienza di Napoli e conquistare tutti al Southampton. Difficile immaginare un esordio migliore per il bomber che con una doppietta ha spaventato il Manchester United nella finale di Coppa di Lega. Grande felicità dunque per il centravanti che resta però con i piedi per terra e pensa solamente a confermare il momento d’oro.

Queste le sue parole in un’intervista a “La Gazzetta dello Sport”: "Tutto bello, tutto fantastico, ma sono il primo a tenere i piedi a terra. Il calcio è strano: all’improvviso voli verso il cielo e altrettanto rapidamente vai giù in picchiata. Però sarei bugiardo se dicessi che mi aspettavo un inizio come questo".

Gabbiadini, che feeling con la Premier

Nonostante l’ex di Juve, Samp e Napoli sia da pochissimo in Premier, sono già evidenti le differenze rispetto al calcio italiano: "Ho capito subito che quassù ci sono meno rigidità. Dopo tre allenamenti, sono stato buttato nella mischia. In Italia c’è invece molta prudenza. Qui no, ti mandano subito al fronte. Posso parlare di quello che mi riguarda come attaccante. In Italia si tende alla marcatura ad uomo. Qui invece si difende a zona e in linea".

Oltre al feeling con il calcio inglese, si è sin da subito rivelato ottimo il suo rapporto con il manager dei Saints Puel: "Il mio rapporto con Puel? Ottimo. Mi ha chiesto di giocare da centravanti puro, di puntare sempre il primo palo. Il gol dell’1-2, quello sul cross di Ward-Prowse, è figlio di questa logica. Come comunichiamo? Con l’inglese me la cavo. Riesco a sopravvivere. Naturalmente devo migliorarlo e infatti ho cominciato a prendere lezioni private. Con Puel parliamo inglese, italiano e francese. Riusciamo a capirci ed è questa la cosa più importante".

I rapporti con Sarri, e le differenze con Benitez

Se dunque le cose con Puel vanno benissimo, è inevitabile tornare sulla conclusione della sua esperienza a Napoli. Gabbiadini ha ripercorso la sua avventura partenopea, sottolinenando le differenze tra la gestione di Benitez e quella di Sarri.

Il rapporto con Benitez

La mia esperienza a Napoli va divisa in due momenti. I primi 6 mesi con Benitez le cose funzionarono bene. Il gruppo era davvero unito. Benitez fece una scelta coraggiosa, ma importante: applicava in modo scientifico il turnover. Tra campionato e coppe varie, si giocava ogni tre giorni e c’era spazio per tutti.

Il rapporto con Sarri

Le cose sono cambiate con l’arrivo di Sarri. Lui ha scelto d’intraprendere un’altra strada: punta sempre sugli stessi. Gli altri devono fare anticamera. C’è una linea ben marcata tra titolari e riserve. E’ una politica anche questa, ma è chiaro che chi resta fuori alla lunga non può essere contento".

La stoccata al tecnico toscano

L’attaccante è entrato nello specifico dei suoi rapporti con l’allenatore non lesinando anche alcune stoccate: “Considero Sarri uno dei migliori allenatori in assoluto con i quali ho lavorato, ma con lui non è mai scoccata la scintilla. Per me la sincerità e i rapporti umani vengono prima di qualsiasi altra cosa. Mi piacciono le persone che ti dicono le cose in faccia. Per me è una regola di vita fondamentale: vale non solo nel calcio, ma anche nella sfera privata. La politica di Benitez ha portato al club una Coppa Italia e una Supercoppa. Non credo che la sua strategia fosse sbagliata".

Il Southampton come svolta per la carriera

Il legame con il Napoli e la città resta comunque forte, anche se Gabbiadini in Inghilterra ha trovato un ambiente a lui congeniale e un’atmosfera davvero magica.

Napoli esperienza fondamentale

Napoli resta un’esperienza fondamentale nella mia vita. Non la considero un fallimento, perché quando hai segnato 25 gol nelle mie condizioni sei in pace con la tua coscienza. Sul piano umano Napoli mi ha arricchito. Ho conosciuto una splendida città e mi sono creato rapporti di amicizia che resteranno nel tempo. Napoli mi ha lasciato qualcosa d’importante.

L'impatto con la nuova realtà

L’impatto con i Saints è stato ottimo e non solo per i gol. Ho trovato un gruppo molto giovane e un allenatore in gamba. Qui la gente va allo stadio per sostenere la propria squadra e non per tifare contro l’avversario. Vedo famiglie, molti bambini, un’aria gioiosa. Vivo ancora in albergo, ma presto mi trasferirò in una casa. Southampton può veramente rappresentare una svolta decisiva per la mia carriera".

I complimenti di Mourinho

In conclusione un retroscena relativo ai complimenti ricevuti nel post partita della finale di Wembley dall’allenatore avversario José Mourinho, non un allenatore come gli altri: “Quando un personaggio come lui ti viene incontro, ti stringe la mano e ti dice ‘Sei stato bravissimo, hai segnato due gol da fenomeno’, senti qualcosa di particolare dentro di te. Mourinho è una persona speciale, e non solo per i successi ottenuti da allenatore. E’ carismatico".