Arrigo Sacchi ha vinto un'altra partita, contro Mino Raiola, uno dei procuratori più potenti del calcio internazionale. L'agente è stato infatti è stato condannato per diffamazione aggravata nei confronti di Arrigo Sacchi attraverso un decreto penale del Gip del Tribunale di Ravenna. Una condanna che lo ha costretto a versare oltre 6.700 euro come risarcimento verso l'ex ct della nazionale e del Milan che aveva avuto parole dure nei confronti di Mario Balotelli, assistito di Raiola che si era infuriato offendendo Sacchi.

In realtà Mino Raiola doveva scontare la pena dietro le sbarre: l'atto definitivo di accusa infatti prevedeva tre mesi di reclusione convertiti poi in una multa da 6.750 euro con sospensione e non menzione nel certificato penale.

‘Colpa' di Mario Balotelli

Tutto, dunque, per ‘colpa' di Mario Balotelli al centro delle discussioni sul nuovo corso della Nazionale di Roberto Mancini, sulle sue convocazioni controverse e sulle prestazioni mai all'altezza della chiamata. L'ex ct azzurro dopo Italia-Polonia dello scorso settembre aveva criticato sia la Nazionale che Mario Balotelli e il procuratore del giocatore, ovviamente ritenendo la presenza dell'attaccante oggi a Marsiglia, fuori luogo.

Cosa aveva detto Raiola

Sacchi aveva parlato dai microfoni di Radio DeeJay, intervenendo come ospite sull'argomento e quelle critiche avevano infastidito da vicino proprio Mino Raiola che nell'arco di un paio di giorni aveva operato la replica, feroce: "Le parole di Sacchi su Balotelli confermano quello che tutti pensano ma che non hanno il coraggio di dire: è fuso e ormai mi fa solo pena".

La querela e la condanna

Tanto è bastato, secondo l'accusa, per presentare querela e portare Raiola in tribunale per diffamazione. Una causa poi vinta con la  condanna dell'agente. Le frasi rimbalzate sul web espresse dal procuratore di Balotelli sono state sottoposte all'attenzione del Gip ravennate Janos Barlotti, come chiesto dal Pm Monica Gargiulo, che ha ritenuto diffamatorie con l'aggravante dell'uso del mezzo, in quel caso internet.