Inizia una nuova serie di articoli, di storie di calciatori che ce l'hanno fatta o di promesse che non si sono realizzate per destini avversi. Storie di sport e di emozioni, di ostacoli che abbattono o rendono grandi. 

Ha tutti gli occhi addosso Francisco Marinho das Chagas quando scende dalla Mercedes decappottabile con i sedili in pelle che ha affittato per l'occasione. Stretto in un abito nero da uomo d'affari, Francisco è la star della festa organizzata nel castello a Nizza per la Fluminense. Marinho è il terzino biondo della Flu che ha appena vinto il torneo Teresa Herrera a La Coruna e giocato un paio di amichevoli in Francia. Ha fatto impazzire tutti, soprattutto il presidente Horta, quando si è messo a tirare rigori con la piroetta durante la rincorsa. Marinho in Brasile è una star, lo chiamano la Strega (la Bruxa) con quei lunghi capelli e il sorriso che conquista, anche la donna più bella al castello quella sera. Ballano, Marinho le offre da bere, lei gli sorride. E quando rideva, dirà Marinho, avevo i brividi: era troppo per me. Le lascia solo un autografo. Perché Francisco Marinho das Chagas è così, è il George Best del Brasile, che cambia una fidanzata al giorno e, leggenda vuole, frequenta cinema e casinò in Uruguay più dei campi di allenamento, ma ha detto no alla principessa Grace Kelly.

La lite con Leao al Mondiale '74

È un anno particolare, dolceamaro, il 1977 per la Bruxa, che esce definitivamente dal giro della nazionale. Questione di comportamenti, certo, è pur sempre un mezzo hippie che la sera va a ballare in discoteca, di disciplina, anche in campo. È il miglior terzino della prima nazionale auriverde post-Pelè, ai Mondiali del 1974. Ma nella finale per il terzo posto, contro la Polonia di Deyna, terzo quell'anno nella classifica del Pallone d'Oro, Lato trova praterie davanti. Marinho infatti gioca molto più vicino al portiere della Polonia Tomaszewski che non al proprio, Emerson Leão. Lato decide la finale e negli spogliatoi Leão, il duro della squadra, lo appende alla parete. Marinho ha decisamente la peggio.

Bob Marley gli lasciò tre dischi per la sua maglietta

È una forza della natura, Marinho, un vichingo che da Natal comincia un viaggio attraverso Riachuelo, ABC e Nautico. Nella sua ultima stagione a Recife, gli Alvi-Rumbro acquistano il primo giamaicano mai arrivato nel calcio brasiliano, Alan “Skilly” Cole. Il Nautico va a giocare una serie di amichevoli ai Caraibi. Il tour si ferma anche al Kingston Stadium, in Giamaica. All'intervallo, si esibisce un rastafariano che in spogliatoio ferma Marinho: gli offre tre suoi dischi in cambio della maglia della Bruxa. Marinho accetta. Su quei vinili c'è il nome di un artista che il mondo avrebbe imparato a conoscere solo anni dopo: Bob Marley.

Sei mesi dopo, un altro cantante gli cambia la vita. Aginaldo Timóteo, che in carriera ha inciso oltre cinquanta album e si è fatto amare per hit romantiche come Ave-Maria, Mamãe,Os Verdes Campos De Minha Terra, sta accompagnando il Botafogo durante una partita contro il Recife. Al termine del match, Timóteo telefona al presidente. “Questo Marinho Chagas è un mostro, devi prenderlo per il Botafogo” gli dice. Il presidente esegue.

Quando irrise Pelè con un sombrero

Non lo conoscono ancora bene quando il Fogão incontra il Santos. È la prima volta che la Bruxa sfida Pelè. Marinho non sa cosa sia il timore reverenziale, lo scherza subito con un sombrero. A fine partita, O Rey gli chiede più rispetto, con l'aria scherzosa che fa passare i messaggi seri, Marinho con la stessa aria lo manda a quel paese.

Anni prima che Alberto Sordi ricordasse a Sanremo che lì il primo cittadino è amico suo, Jairzinho, suo compagno di squadra, in quei 90 minuti aveva provato a mandarci lui. Si sta preparando per battere una delle tipiche punizioni dalla distanza, prende la rincorsa lunga, gli mancano un paio di passi ma la palla è già in porta. Senza dirgli niente, l'ha battuta Marinho, a sorpresa. Jairzinho non la prende proprio benissimo. “Rilassati”, gli dice”, “alla fine abbiamo segnato, no?”.

A fine partita, riceverà uno dei 47 premi Motoradio, l'autoradio che negli anni Settanta viene offerta al giocatore votato come migliore in campo nelle partite del Brasileirao.

La vita a Rio: belle donne e vestiti alla moda

Arriva a Rio già sposato e con un figlio, uno dei tredici che avrà da donne diverse in tutta la sua vita. “Ho preso tre cose appena sono arrivato: un materasso, un fornello da campeggio e un binocolo”. Di fronte, infatti, c'è un appartamento in cui passano chacretes, versione brasiliana delle veline ante-litteram, creazione di José Abelardo Barbosa de Medeiros, noto come Chacrinha, e le ballerine mulatte di Sargentelli, un altro presentatore che stava lanciando in quegli anni locali e spettacoli di samba a Copacabana. Come il James Stewart della Finestra sul cortile, Marinho resta alla finestra e guarda quella continua sfilata di donne bellissime e praticamente nude. “Finché un giorno non mi son trovato dall'altra parte” racconta.

Tombeur de femmes di razza, con gli immancabili pantaloni a zampa, i maglioncini a V attillati e le basette alla Ringo Starr in Brasile dicono abbia anticipato lo stile “metrosexual” di Cristiano Ronaldo e la totale assenza di auto-controllo di Edmundo, O'Animal compagno di squadra di Batistuta alla Fiorentina.

Gli ultimi anni: dai Cosmos alla Germania

Vive fra Botafogo e Fluminense gli anni migliori della carriera. Nel 1979 raggiunge Pelé, Franz Beckenbauer e Michel Platini ai Cosmos of New York. Nel 1981 torna in Brasile e vince il campionato Paulista al Sao Paulo: la rivista Placar lo premia col Pallone d'Argento come miglior giocatore del campionato.

La road to perdition, però, si allontana sempre più verso la periferia del pallone: Bangu, Fortaleza, America de Natal, Los Angeles Heat. Il terzino biondo amico di Mick Jagger finirà la carriera in Germania, all'Harlekin Augsburg, la squadra di proprietà di Peter Eiba, il re locale dei casinò, che vuole come manager il 26enne Armin Veh e lo spedisce a New York per regalare un'orologio a cucù a Pelè per convincerlo, come aveva fatto con Bernd Förster, vice-campione del mondo nel 1982, per giocare con la sua squadra di calcio a cinque.

Quando arriva, la Bild sottolinea come “la Bruxa (sia) un pericolo più per le giovani ragazze tedesche che per i difensori avversari”. Ormai la Strega è diventata folklore.

Muore povero e alcolizzato

Morirà nel 2014, a quarant'anni dal Mondiale che l'aveva consacrato, appena prima della Coppa del Mondo che sarebbe arrivata anche a Natal. Come molti campioni Marinho, considerato unico vero erede di Nilton Santos, scivola nella povertà e nell'alcolismo. Passa il tempon a pochi chilometri dalle spiagge del Paraiba, suona la chitarra e affitta fuoristrada ai turisti di passaggio. Muore per un'emorragia allo stomaco durante una riunione di collezionisti di figurine. Anni prima aveva inciso in un disco il suo manifesto, Eu Sou Assim. Io sono fatto così.