Arsène Wenger, ex allenatore dell'Arsenal, nel gennaio 2006 ha notato un giovane giocatore dell'Auxerre di nome Abou Diaby e lo ha portato in Premier League per rinforzare il suo centrocampo. La sua corporatura e il suo modo di stare in campo gli sono subito costati l'etichetta di una leggenda dei Gunners come "erede di Patrick Vieira". Il suo elegante tocco di palla e capacità di recupero ha fatto di lui un titolare fisso del club inglese e della Francia, con cui ha disputato anche la Coppa del Mondo in Sud Africa nel 2010. Purtroppo una serie di infortuni ha rallentato la sua carriera e ha portato al ritiro a soli 32 anni. Il primo maggio 2006 è iniziato il suo calvario a causa di un duro tackle di un difensore del Sunderland, Dan Smith, che ha portato alla rottura della caviglia destra: "Non è un giocatore fragile, è vittima di un'entrata omicida che è rimasta impunita", disse Wenger nel 2014.

Quell'infortunio gli ha fatto perdere la finale della Champions League contro il Barcellona e dopo tre passaggi attraverso la sala operatoria e otto mesi di dura riabilitazione Diaby è tornato sui campi da gioco: da allora la carriera del giocatore francese è diventata un vero e proprio calvario in cui si possono contare 36 stop per problemi fisici.

La carriera professionale di Diaby è iniziata nelle giovanili del Paris Saint-Germain, ed è continuata con l'Auxerre, l'Arsenal e l'Olympique Marsiglia, suo ultimo club. Il centrocampista francese ha deciso di annunciare la conclusione della propria, travagliata carriera durante la trasmissione ‘Footissime' su RMC Sport: il giocatore era ormai svincolato da quasi due anni dopo la fine del suo contratto con l’OM nell’estate 2017 ma la sua ultima apparizione su un campo da gioco risale addirittura al 21 agosto 2016. Poteva essere una brillante carriera quella di Diaby ma i tanti e ripetuti infortuni sono diventati un ostacolo insormontabile che hanno portato a questa decisione.