Il 2017 è stato un anno magico per Cristiano Ronaldo: è stato il protagonista nella conquista della Champions League da parte del Real Madrid nella finalissima di Cardiff contro la Juventus, ha messo in bacheca il quinto Pallone d'Oro della carriera e a livello affettivo sembra aver raggiunto la più bella soddisfazione per la relazione con Georgina Rodriguez e i 3 nuovi figli giunti nel nucleo familiare. Tutto molto bello. Il 2018, invece, è nato sotto una cattiva stella a livello sportivo e personale: in campionato i blancos sono scivolati a distanza siderale dal Barcellona e addirittura CR7 rischia di finire sul mercato e diventare oggetto di una clamorosa operazione sull'asse con Parigi o Manchester (sponda United).

Il presidente delle merengues, Florentino Perez, ha in animo di rivoluzionare il tridente: nei suoi piani non può rientrare un calciatore come il portoghese che a 32 anni pretende di guadagnare uno stipendio (il doppio dei 21 netti attuali) pari a quello di Messi al Barça o Neymar al Psg. E così nella prossima estate la stella lusitana potrebbe tramontare nel cielo spagnolo e sorgere altrove in Europa, che sia Francia o Inghilterra.

L'aspetto agonistico/sportivo non è l'unico cruccio di Ronaldo che dovrà smarcarsi anche dall'inchiesta del Fisco sulla presunta evasione contestatagli nell'estate scorsa pari a 14.7 milioni di euro e scaturita dalla gestione dei diritti d’immagine. Nel 2014 CR7 ha pagato 22.7 dei 150 milioni incassati in base ai contratti di sponsorizzazione e pubblicità effettuate in 12 anni con un introito per l’Agenzia Tributaria di 5.6 milioni. Una somma che l'Erario iberico ha ritenuto inferiore rispetto a quanto dovuto.

Ronaldo è un evasore oppure no? José Antonio Choclan, l’avvocato del calciatore, ha spiegato al quotidiano sportivo spagnolo As la situazione. I guai di CR7 scaturirebbero da una differenza di criterio adottato per la valutazione tra i vari contratti. Ronaldo ha pubblicizzato in Spagna la marca di un’auto che si vende solo in Giappone e ha pagato il 6% di quanto incassato, mentre il Fisco spagnolo prevede addirittura una tassazione molto più elevata e pari al 45%. Una matassa ingarbugliata nella quale figurano altri contratti di sponsorizzazione passati dall’Irlanda e dalle Isole vergini o per i conti svizzeri della banca “Mirabaud”. Una matassa da sbrogliare, col rischio che il calciatore – in caso di condanna superiore ai 2 anni – possa finire in galera.