La Uefa non fa sconti al Milan sul Fairplay finanziario. In attesa di capire quale cosa deciderà il Tas sul ricorso presentato dal club che ha impugnato le sanzioni imposte per il mancato rispetto dei parametri per le stagioni 2014/15, 2015/16 e 2016/17, la Camera di Investigazione dell'organo di Controllo finanziario dei club ha spostato ancora una volta i riflettori sui conti a bilancio e comunicato l'apertura di nuove indagini relativamente al periodo più recente, ovvero la stagione 2017/2018. Una brutta notizia che arriva in un momento già difficile considerati i risultati poco felici in campionato e il quarto posto (necessario per accedere alla Champions) non più saldo.

Cosa significa e cosa rischia adesso il club

Che il Milan rischia ulteriori provvedimenti per il futuro che andrebbero ad aggravare la posizione della società e imporrebbero pesanti restrizioni sulla possibilità di operare sul mercato. Escluso dalle Coppe nell'estate scorsa, il ‘diavolo' venne parzialmente riabilitato dal Tas che alleggerì il carico dei provvedimenti infliggendo alla società una multa di 12 milioni (defalcando gli introiti ottenuti dall'Europa League 2018/2019), la limitazione a 21 giocatori nella lista Uefa per due stagioni e il taglio dalle competizioni Uefa (2022-2023 o 2023-2024) in caso di mancato pareggio di bilancio nel 2021.

Il comunicato ufficiale della Uefa sul deferimento del Milan

Il Milan è stato deferito – si legge nella nota ufficiale della Uefa – e il suo caso sarà analizzato dalla camera giudicante del CFBC (l'organo di controllo finanziario sui club) perché la società di via Aldo Rossi non ha rispettato il break-even, ovvero il pareggio di bilancio, durante le stagioni 2015/16, 2016/17 e 2017/18. L'Uefa non farà nuovi commenti sull'argomento finché la camera giudicante non prenderà una decisione sul caso. Questa nuova indagine non è collegata con la sentenza che lo scorso dicembre ha punito il club per le stagioni 2014/15, 2015/16 e 2016/17.

Spese folli, investimenti, zero risultati gravano a bilancio

C'è un dato che balza all'occhio, accentuato dal rapporto spese/risultati ottenuti. Negli ultimi due anni con la cessione della società prima alla cordata cinese capeggiata da Mr Li e poi il passaggio al Fondo Elliot (che ha avocato a sé il club per l'insolvenza dopo aver finanziato per 300 milioni la precedente proprietà), il Milan è tornato a investire in maniera pesante sul mercato spendendo molto di più di quanto abbia incassato dalle cessioni. Solo il Paris Saint-Germain in Europa ha un passivo più alto rispetto ai rossoneri.

  • Il bilancio che va dal primo luglio 2017 al 30 giugno 2018, quello finito sotto osservazione e l'unico relativo alla gestione dell'ex proprietario cinese del Milan Li Yonghong, è stato chiuso con un'esposizione debitoria di 126 milioni di euro. E' stato approvato lo scorso 25 ottobre dal nuovo proprietario, il Fondo statunitense Elliott, subentrato a luglio alla corda cinese.