Fino al 60′ di Tottenham-Juventus la sensazione era netta, inutile negarla. Il Tottenham dominava la Juventus per energia, atletismo e soprattutto ritmo, riuscendo a metterla in difficoltà grazie a un palleggio ad alta intensità che i centrocampisti bianconeri non riuscivano a intercettare in nessun modo, collassando subito in difesa per risolverla poi alla meglio e spesso con fortuna. C'era anche un'altra sensazione: Buffon e Barzagli sono forse alla loro ultima stagione, Chiellini ha 34 anni, Khedira e Pjanic sembrano spremuti, Benatia non sembra essere la pietra angolare su cui tutto si può reggere.

La classe operaia

Poi Allegri guarda alla panchina e tira fuori Asamoah, Lichtsteiner e Sturaro, classe operaia pura. E la partita cambia, per pochi minuti, ma cambia: la squadra si rigenera, alza il livello del pressing, le trame dei londinesi sono finalmente intercettate e sporcate, i campioni diventano decisivi e la Juventus ribalta il risultato. Gestire la rosa è uno degli skillset più importanti e più complicati per l'allenatore del terzo millennio. Perché per giocare tutte le partite che i vari tornei sottopongono e mantenere sempre alto il livello di gioco contro tutti gli avversari, bisogna avere una rosa ampia con almeno due uomini per ruolo.

Turnover e rosa adeguata

E se questa è una condizione necessaria, serve tenere tutti sulla corda, far pensare che il loro ruolo ha un senso e che il concetto di titolarità almeno per 16-17 giocatori deve essere davvero superato, passando a quello di intercambiabilità pura, senza nessun dissesto per l'assetto di squadra. Facile a dirsi, difficile a farsi, tranne in questi anni per Allegri che fa dare sempre quello che è il proprio meglio a tutti, da Higuain a Bernardeschi, passando per Sturaro, senza che nessuno mostri segnali di evidente insofferenza.

Le differenze con l'alter ego, Sarri

Questa grande capacità del tecnico mette in evidenza la differenza con il grande avversario, Maurizio Sarri.

  • Quanto Allegri sa gestire una rosa molto ampia senza evidenti mal di pancia, tanto Sarri non riesce a integrare ogni tipo di calciatore nel suo assetto.
  • Quanto Allegri dà responsabilità ad ogni giocatore che scende in campo affinché l’intero sistema non collassi, tanto Sarri senza i suoi 11 uomini non riesce a non mostrare i difetti del suo incantevole e nettamente superiore gioco di squadra.
  • Quanto Allegri riesce a dare buone sensazioni ad ogni calciatore, anche se gioca poco, così Sarri tende quasi a crearsi dei nemici interni contro cui schierarsi e schierare i suoi fedelissimi (le parole acide di Giaccherini appena arrivato al Chievo non erano solo contro Sarri, ma si percepiva un forte fastidio anche nei confronti della squadra nel suo complesso).

Sono due gestioni totalmente differenti degli uomini: Allegri è un manager a cui è affidato il compito di ottimizzare le risorse e raggiungere gli obiettivi (cosa che sottolinea praticamente in ogni intervista, soprattutto quando gli passano il concetto che la Juve gioca male rispetto al Napoli). Sarri è un professore vecchia maniera, che prende gli alunni della sua classe non troppo ampia e li fa diventare dei calciatori migliori, da quel momento in poi capaci di giocare ovunque senza nessuna remora. Ma chi non fa parte di quella classe è dietro la lavagna e può solo ascoltare quello che accade.

Due scuole di pensiero

Anche per questo tipo di gestione indicare il migliore è un obbrobrio, sono due idee, nessun giudizio di valore. Resta solo un asterisco da considerare: quando la stagione ti fa giocare ogni tre giorni avere una rosa ampia e coinvolta è ormai quasi necessario, anche se fai il calcio più bello d’Europa.