Ci sono squadre che rimangono nella storia. Non solo le vittorie o le gesta di giocatori fanno parte di questo sport. Le storie che si susseguono e si rincorrono in ogni manifestazione sono sempre intrecciate sia a livello umano che sportivo e questo è uno dei motivi per cui questo sport riesce ancora a emozionare. Le imprese della Danimarca e della Grecia e la cavalcata della Repubblica Ceca a Euro '96 sono scolpite nella storia di questa competizione. Come diceva Eugenio Montale "Un imprevisto è la sola speranza" e queste selezioni hanno portato scompiglio tra le grandi rappresentative d'Europa sovvertendo l'ordine previsto.

Danimarca

La Danimarca viene chiamata d’urgenza come seconda classificata del girone di qualificazione all’Europeo vinto dalla Jugoslavia, esclusa dall’UEFA per via delle sanzioni politiche inflittele dall’ONU. Quella danese non era una squadra irresistibile sulla carta: "Ve la sentite? In fondo devono giusto far numero, mica vincere". La squadra di Møller-Nielsen accetta. La Danimarca, cenerentola invitata all’ultimo momento, arriva in finale contro la Germania. Elimina Francia e Inghilterra nel girone e, in semifinale, butta fuori dal torneo l’Olanda campione in carica ai calci di rigore.

Di quella squadra ha fatto parte Kim Vilfort e la notte di Göteborg c’era. Il suo corpo era lì, ma i pensieri erano da un’altra parte, al fianco di un letto d'ospedale dove era ricoverata Line, la figlia di otto anni, malata di leucemia. Kim era un centrocampista del Broendby, la miglior squadra danese. Carriera buona, giocatore normale ma non eccezionale. Non avrebbe mai immaginato di vivere il punto più alto della sua carriera da calciatore nei giorni più tristi per l’uomo. E invece andò proprio così, in una storia che è una fiaba. Il 26 giugno 1992, al minuto 78′, Brian Laudrup, fratello di quel Michael che non ha partecipato al torneo, prende palla e fa partire un contropiede fulmineo. Poi uno ragazzone con la maglia rossa riceve il pallone, si libera di un difensore e tira. Palla in rete e 2 a 0 per la Danimarca. L'uomo che ha raddoppiato è Kim Vilfort. A Goteborg, quella sera, c’era anche lui, o forse c’era solo il suo piede. Il resto del suo corpo, della sua mente, era a casa, a combattere un dramma di fronte al quale nessun tiro o vittoria conta qualcosa ma in quel momento la Danimarca è diventata Campione d’Europa battendo la Germania favorita.

La Danimarca era stata chiamata all’ultimo istante. Non era preparata. I suoi giocatori tracannavano birra e guardavano i bikini delle ragazze in spiaggia fino alla chiamata del loro Ct. Alla fine del torneo devono aver anche pensato che, a volte, la realtà si ribalta e il finale a lieto fine, come nelle fiabe, è possibile. Una fiaba che finisce con il goal di Kim Vilfort e in cielo, adesso, c’è una stella che questa fiaba se la fa sempre raccontare per sapere quanto è stato bravo il suo principe azzurro insieme con i suoi amici quella volta in Svezia.

Repubblica Ceca

La Repubblica Ceca è stata la sorpresa dell'Europeo del 1996 disputato in Inghilterra. La squadra dell'Est è alla sua prima apparizione in un torneo continentale dopo la scissione dell'ex Cecoslovacchia. L'ossatura della nazionale è formata dallo Slavia Praga con giovani e inesperti talenti come Novotny, Bejbl, Suchoparek, Poborsky che si è fatto notare nelle giovanili e nella galoppata del club in Coppa Uefa fino alla semifinale col Bordeaux ma non si sa come possa reagire alla pressione della kermesse. I ragazzi di Dusan Uhrin superano il girone sbattendo fuori l'Italia di Arrigo Sacchi e battono Portogallo e Francia, rispettivamente, nei quarti e in semifinale. La Repubblica Ceca inizia a sentirsi per un attimo addosso il ruolo di Cenerentola predestinata nonostante non abbia messo in campo chissà quali novità: un gioco fatto di attese, coperture e ripartenze. Campo ben diviso, difesa granitica e contropiede. La squadra di Nedved, Kuka e Berger ha fatto sognare tanti tifosi che alla fine si erano affezionati a questi ragazzi ma in finale trovano la Germania.

"Il calcio è un gioco semplice: 22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti, e alla fine la Germania vince". Mai come in questo torneo le parole di Gary Lineker sembrano azzeccate. Una fase finale mediocre vinta dalla squadra più esperta che ha fatto del suo punto di forza la compattezza e ha portato  a casa il trofeo per la terza volta.

Grecia

Una vittoria storica. Non ci sono spiegazioni o teorie che avrebbero mai fatto pensare a quanto stava per avvenire ma il calcio è così. La Grecia con un gioco difensivo, pratico e senza fronzoli vince l'Europeo del 2004 tenutosi in Portogallo. Maglie difensive ben strette, centrocampo a far scudo e ripartenze fulminee a far male l’avversario. Oltre al contropiede, la squadra greca aveva un’altra arma: i calci piazzati. L’altezza media della nazionale greca è di 1.85 e gli schemi su palla da fermo sono una costante. La Grecia arriva fino in fondo alla competizione. Dopo aver superato il girone come seconda, la squadra ellenica ha eliminato i campioni in carica della Francia ai quarti di finale con una rete di testa di Angelos Charisteas e inaspettatamente entrava nelle quattro miglior d'Europa. Una fatto curioso viene narrato in merito a questa partita. Prima della gara contro i transalpini la delegazione greca, convinta della sconfitta, aveva già disdetto l’albergo e prenotato l’aereo per Atene. Non si sa se sia verità o bugia, però il destino a volte è beffardo. In semifinale la Grecia sconfigge la Repubblica Ceca con rete di un ex conoscenza del calcio italiano, Traianos Dellas, ex difensore della Roma e del Perugia, e si fa largo verso l'ultimo atto della manifestazione.

Approdata alla finale di Lisbona, la Grecia ritrova il Portogallo, già affrontato nel girone. Forse non è la partita più bella del torneo ma questa gara ha fatto, e farà, parlare per molto tempo. La storia degli Europei si arricchisce di una delle sue pagine più strane con la vittoria di una delle nazionali più difensive di sempre, guidata dal tedesco Otto Rehhagel, vero e proprio deus ex macchina di quella Grecia. Al Da Luz termina 1-0, dove un goal al 57′ di Charisteas diventa la spada che abbatte il Portogallo di Cristiano Ronaldo, Figo, Deco e Rui Costa e fa piangere una nazione intera.

Il successo all’Europeo portoghese è andato così ad una nazionale che alla vigilia del torneo era quotata dai bookmaker da 80-1 a 150-1 come vincitrice finale. La favola greca è giunta al suo compimento, mentre il sogno portoghese si è trasformato in un incubo che difficilmente potrà essere dimenticato.