2 Luglio 2016
23:55

Grazie, Italia, sei stata grande lo stesso

Un rigore di Bonucci ha pareggiato il vantaggio di Ozil. L’errore di Darmian all’ultimo penalty manda la Germania in semifinale. Low sorprende Conte con un 3-4-3. Gli azzurri difendono bene, rischiano solo a inizio ripresa.

Fa ancora più male perdere così. Fa male perdere una partita ben interpretata, pensata, giocata. Fa male perdere ai rigori una partita che l'Italia ha ripreso grazie a un rigore di Bonucci. Sbaglia anche lui nella serie, ma a pesare di più è l'errore di Darmian. La Germania vola in semifinale. E Conte annuncia: "Non è un addio, è un arrivederci alla panchina azzurra".

Germaia (giallo) – Italia (bianco): i dati del match
Germaia (giallo) – Italia (bianco): i dati del match

Germania a tre – Primo tempo molto bloccato. Low sorprende l'Italia con la difesa a tre. Si rivede Howedes sul centro-sinistra, chiamato  a tenere Eder sempre molto alto nelle fasi di non possesso, e Kroos praticamente regista basso.

La Germania aspetta, non affonda. L'Italia chiude bene con Parolo su Ozil e fino all'infortunio dello juventino, i problemi maggiori arrivano dalla difficoltà di togliere spazio a Khedira. Nella prima mezzìora, e non dovrebbe stupire, la Germania mantiene il 68% di possesso palla. La Mannschaft fa girare il pallone di fatto in un 3-6-1 molto composto, e qualcosa cambia solo con l'ingresso di Schweinsteiger, cui Neuer cede la fascia di capitano. E' l'Italia però a creare le uniche vere occasioni da gol. La prima nasce da calcio d'angolo. La difesa tedesca marca a zona, la linea lascia tre uomini azzurri liberi al limite dell'area, Sturaro ci prova ma sporca la conclusione. La seconda da un'intuizione di Florenzi che rientra bene dalla destra e va al tiro a giro.

Densità e coperture – Funzionano le marcature preventive della squadra di Conte, che costringe la difesa a tre della Germania a salire molto nella fase iniziale di costruzione dell'azione. Non appena però saltano le distanze e si aprono spazi in mezzo all'altezza della tre quarti, la squadra di Low crea la prima occasione della partita. Il colpo di testa di Gomez è impreciso, ma tutto nasce dal movimento di Kroos, non contrastato, e dalla corsa di Boateng che accompagna a destra.

Parolo fulcro in mediana – Due le chiavi della buonissima prestazione azzurra nel primo tempo. Le chiusure di Parolo, attento anche su Muller, e l'attenzione di De Sciglio che neutralizza le sgroppate di Kimmich sulla destra. E' proprio Kimmich, poi, a tenere in gioco Giaccherini nell'azione che porterà vicinissimo al gol Sturaro, la mezzala più libera dell'Italia, allo scadere del primo tempo. Secondo i parametri della Uefa che poi determinano la top-11 del torneo, è proprio Kimmich è il giocatore che ha guadagnato più posizioni dopo il primo tempo (12), grazie alle due occasioni create, ai 4 cross e ai 21 passaggi completati su 25. Bonucci, invece, è il migliore dell'Italia, bravo a intercettare due palloni e rilanciare l'azione in sei occasioni

I numeri del primo tempo – L'Italia cancella dal campo Ozil nel primo tempo, attira i tedeschi senza concedere tiri facili e crea l'occasione migliore di tutto il primo tempo. Lo schema è quello solito, lancio di Bonucci per la corsa di Giaccherini, che però non controlla bene in area. E' un'Italia che comunque non sfigura nella partita  a scacchi con Low, che intercetta più palloni (10 a 7) e che tira di più (5 a 3), che tocca una quarantina di palloni in meno nel primo tempo (318 a 355), ma vince più duelli aerei. E soprattutto che riesce a tenere la Germania dalle zone di campo più pericoloso, a dispetto della superiorità nel possesso palla. Così, la squadra che finora aveva tirato di più, rimane irretita e bloccata.

Ripresa in affanno – Quindici dei 18 gol segnati negli ultimi otto precedenti confronti fra Italia e Germania, però, sono stati segnati nei secondi tempi e sette (39%) dopo il 90′. E l'inizio della ripresa porta la Germania alla prima grande occasione del match. Florenzi perde palla, e Conte giustamente si infuria. Perché la Germania, che affolla di fatto quattro centrocampisti offensivi al centro contro i tre azzurri, libera Muller che manda al bar Chiellini e conclude praticamente a porta vuota, ma è lo stesso Florenzi a salvare sulla linea. Continuiamo, però, a soffrire nelle occasioni in cui concediamo spazio fra le linee.

Conte tiene Eder e Pellé alti e molto vicini per poter dialogare e dare profondità alla manovra. Il possesso palla della Germania va a folate, dopo un inizio di secondo tempo più aggressivo, la circolazione torna a essere più ritmata, compassata, e gli azzurri possono chiudere bene le linee di passaggio e conservare la densità sulla trequarti. Certo, le caratteristiche di un giocatore come Schweinsteiger cambiano il flusso del gioco tedesco rispetto a un playmaker più puro come Khedira, che aveva inizialmente preso una posizione leggermente più avanzata rispetto a Kroos. Schweini, invece, dopo aver iniziato a destra, ha finito per occupare un posto accanto al regista tedesco.

Il gol tedesco – E' un secondo tempo che si complica per l'Italia. Su un rilancio di Neuer, Florenzi perde palla e porta a una catena di chiusure affannose e di errori individuali fino al gol di Muller.

Decisivo Gomez che difende palla, cruciale soprattutto la disattenzione della difesa sul taglio di Hector che accompagna all'interno e andrà a crossare per Ozil, al primo vero tocco pericoloso di tutto il match, il più importante.

Conte passa al 3-4-3 – L'Italia rischia ancora sul colpo di tacco di Gomez che preferisce la forma alla sostanza e nell'occasione si fa male. Conte impiega qualche minuto di troppo a far capire alla squadra un cambio di modulo, il passaggio al 3-4-3, come nell'amichevole di marzo in assetto sperimentale, con Giaccherini alto a sinistra. Cambia anche Low, che sceglie Draxler per Gomez e sposta Muller prima punta. Contro squadre bloccate, nelle prime due gare del girone, la Germania aveva faticato a trasformare la mole di gioco in occasioni con Gotze e Muller bravi a dialogare non a dare profondità. Diversa la situazione con un'Italia chiamata a scoprirsi e snaturarsi alla ricerca del pareggio.

Il pareggio – Pareggio che arriva anche con un colpo di fortuna, il fallo di mano di Boateng che salta a braccia larghe e convince Kassai ad assegnare il rigore. Il rigore non è questione di fortuna, è studio, scienza, arte. Bonucci si prende una grandissima responsabilità e lo batte come meglio non potrebbe: basso, nell'angolino. E la partita cambia di nuovo.

Conte torna al 3-5-2 e la partita torna sui valori del primo tempo, senza grandi occasioni e con una rinnovata solidità difensiva degli azzurri, che tengono meglio dietro senza una prima punta di peso da fronteggiare come Gomez. Certo, è ancora la difesa a mantenere fin troppo la regia arretrata, la prima fase di costruzione: le prime cinque combinazioni di passaggio nei tempi regolamentari vanno sempre da un componente all'altro del trio BBC o al massimo da Buffon a uno dei tre centrali. Spiccano Bonucci e Chiellini, rispettivamente secondo e terzo nella graduatoria per il miglior difensore centrale dell'europeo, dietro Pellè. Bonucci contribuisce con sette rilanci e tre palloni intercettati, Chiellini ha liberato sei volte l'area, vinto un fondamentale contrasto da ultimo uomo e due duelli aerei. E la Germania, che evidentemente e conseguentemente aumenta il possesso palla, nonostante i 240 passaggi nella trequarti offensiva a fronte dei 100 della Nazionale di Conte al termine dei tempi regolamentari, produce meno occasioni rispetto ai primi 20′ della ripresa. Si torna così ai supplementari per la prima volta fra queste due squadre dalla semifinale mondiale del 2006.

I supplementari – La prima azione offensiva azzurra, per quanto conclusa col cross respinto di Darmian, dimostra ancora una volta quanto sia importante che Eder rimanga vicino a Pellè per far scivolare il pallone da un lato all'altro dell'attacco. Conte mantiene i due più alti anche in fase di non possesso e chiede comunque a tutta la squadra di non rinculare troppo in marcatura. Eder, però, così come Sturaro, non ha più energie e all'inizio del secondo supplementare lascia posto a Insigne. Succede decisamente poco, la stanchezza fa il resto. Soprattutto quello di Draxler che vola in contropiede grazie a un pressing troppo avanzato di Barzagli ma sbaglia un passaggio filtrante tutt'altro che impossibile per Muller in area. E' il più grande rimpianto della Germania, che non giocava un supplementare all'Europeo dalla finale del 1996, dalla rimonta sulla Repubblica Ceca scandita dalla doppietta di Bierhoff. Ozil crea l'ultimo brivido, il tiro dalla distanza al 119′ dopo un'azione di accerchiamento, in risposta al contropiede azzurro concluso dal diagonale di Insigne e da Neuer che colpisce l'arbitro sul rilancio.

E Conte butta dentro Zaza per i rigori. Evidentemente, al di là della pretattica, dei giochi del prepartita, De Rossi non si regge in piedi. Ed è proprio Zaza il primo che sbaglia il penalty. Buffon poi para il rigore di Muller, il primo a sbagliarne uno in una serie dal 1982. Il palo di Ozil e il tiro fuori di Pellè aumentano l'ansia. E il cerchio sembra chiudersi sull'errore di Bonucci. Ma Schweinsteiger, come a Monaco in finale di Champions contro il Chelsea, restituisce la cortesia: alto. Giaccherini regala ossigeno agli azzurri, Hummels alla 50ma in Nazionale fa proseguire la serie. Non c'è tremore, non c'è emozione, nel tiro centrale di Parolo. Buffon intuisce anche ila traiettoria bassa e angolata di Kimmich. De Sciglio spiazza Neuer e su quella palla che prima tocca la traversa il brivido è doppio, il fiato più corto. L'errore di Darmian fa piangere una nazione. Arrivederci Conte.

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