Non c’è una locuzione precisa che possa definire a pieno cosa è stato Daniele De Rossi per la Roma e per il calcio italiano in questi 18 anni passati insieme. Quello che sembrava impossibile rivedere dopo l’addio di Francesco Totti si sta verificando nella sua versione ancora più triste perché questo ragazzo di Ostia non ha e non aveva intenzione di smettere di giocare ma alcune decisioni lo stanno portando via da ciò che lui ha amato più di tutto: la maglia giallorossa. Un po’ come accaduto per Alessandro Del Piero, DDR non potrà chiudere la sua carriera da calciatore con i suoi colori per delle scelte prese a tavolino e questo tipo di situazione ha scatenato non poche polemiche perché il ragazzone di 35 anni non è un calciatore come gli altri per la tifoseria della Roma, e non solo. A testimoniarlo sono le manifestazioni d’affetto che sono arrivate trasversalmente a De Rossi da parte di tante tifoserie che in lui hanno visto un avversario sì, ma sempre leale: il numero 16 della Roma  da quando ha messo per la prima volta piede in campo con quella maglia, era un Roma-Anderlecht del 30 ottobre 2001, non se l’è più tolta e lo farà per l’ultima volta questa sera.

Mai banale Daniele: in campo, quando scende in mezzo ai due centrali per costruire e in occasione di un tackle; oppure nelle sue dichiarazioni ("Ma importa davvero quello che dico io? […] Esprimere un’opinione su questo fatto o su un altro non è un diritto assoluto, anche se tutti si sentono legittimati  a parlare di qualunque cosa"), quel biondino che nel 2006 a Berlino l’ha piazzata sotto l’incrocio dei pali della porta francese dopo le critiche per l’espulsione nel secondo match ha dimostrato di essere prima di tutto un uomo in tante situazioni e poi professionista. Negli errori e nei momenti positivi ci ha sempre messo la faccia e questo fa di lui un simbolo per tanti, più di quanto si possa credere e di quanto sia stato decantato nel corso degli anni.

Non c’è nulla di costruito in lui, DDR è esattamente ciò traspare e quello che comunica: a Ostia o nel centro di Roma, De Rossi è uno che ha provato ad essere sempre se stesso nonostante sentisse moltissimo il peso della maglia che indossava. Saranno 616, con quella di stasera, le gare ufficiali con la casacca giallorossa e sono 117 le presenze in Nazionale per quello che è il giocatore della Roma che conta più presenze e gol (21) in azzurro: un paio di numeri per descrivere la grandezza di un calciatore che da domani ricomincerà lontano dalla squadra a cui "voleva donare più di una carriera" e se avesse potuto lo avrebbe fatto.

L’ultima allo stadio Olimpico di Daniele De Rossi è un colpo molto duro per chi è affezionato a questo ragazzo e probabilmente nessuno si sarebbe aspettato questo tipo di evento alla fine del campionato 2018/2019. Quello che è sempre stato etichettato come capitan Futuro col passare degli anni si è preso la scena a modo suo, resistendo alla corte di tante big e dimostrando in più occasioni di essere attaccato quasi in maniera morbosa ai colori giallorossi. Al momento nessuno sa se questa serata sarà come il 28 maggio del 2017 ma se nelle menti di ciascuno di noi ci sarà sempre un numero 16 che corre sotto la sua curva con la vena ingrossata e i pugni verso il cielo, allora possiamo stare certi che quella maglia giallorossa Daniele non se la sarà mai tolta per davvero ma l’avrà solo messa da un attimo da parte. Prima o poi tornerà.