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Di Canio in tv con il tatuaggio Dux, ispirato a Benito Mussolini

La scritta dedicata all’ex duce del fascismo solleva polemiche in Rete durante una trasmissione dedicata al calcio inglese e condotta dall’ex calciatore di Lazio, Juventus, Napoli e Milan.
A cura di Maurizio De Santis
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Il tam tam della Rete ha impiegato davvero poco a far scattare indignazione e proteste. A finire nel mirino della contestazione è stato Paolo Di Canio, l'ex calciatore oggi opinionista tv, commentatore e conduttore per Sky di un programma sul calcio inglese (‘Di Canio Premier Show'). Cosa ha mai fatto di così grave l'ex calciatore di Lazio, Juventus, Napoli e Milan per attirare gli strali del Web? Nulla, almeno intenzionalmente. Motivo del contendere è quel tatuaggio – anzi, i tauaggi – che fanno bella mostra sulle braccia e lungo la schiena. Uno in particolare ha scatenato la reazione degli utenti, quello tratteggiatto sul bicipite destro, ben visibile considerata la maglietta a maniche corte indossata: c'era scritto Dux, che sta per Duce, ovvero l'ex capo del fascismo, Benito Mussolini.

I tatuaggi di Paolo Di Canio dedicati al Duce, Mussolini
I tatuaggi di Paolo Di Canio dedicati al Duce, Mussolini

I commenti negativi sono aumentati col passare dei minuti, con un campione di utenti molto frammentato: accanto alla pletora d'indignati, c'erano anche coloro che hanno ritenuto la polemica strumentale (sostenendo che le inclinazioni politiche Di Canio sono note da tempo e lui non ne ha mai fatto mistero), altri ancora che la sua posizione idelogica non sia dirimente rispetto a un programma nel quale si parla solo di calcio. Non sono mancati quanti sono arrivati perfino a minacciare di disdire l'abbonamento alla piattaforma satellitare.

Non è certamente la prima volta che intorno a Di Canio si sollevi un polverone di polemiche per le proprie convinzioni ideologiche: in una gara giocata con la Lazio all'Olimpico fece scalpore il saluto romano rivolto verso la Curva Nord dei tifosi biancocelesti (notoriamente occupata da gruppi di estrema destra); nel 2013, quando arrivò sulla panchina del Sunderland, in Inghilterra l'opinione pubblica si spaccò al punto che l'allora ministro degli Esteri britannico e dirigente del club, David Miliband, fu costretto a dimettersi dai quadri del club perché reputava inaccettabile avere alla guida della squadra un allenatore ‘fascista'.

Di Canio, che Oltremanica apprezzarono per il grande fairplay mostrato quando indossava la maglia del West Ham, fu costretto a chiarire la propria posizione in conferenza stampa: "Rispetto tutti, non faccio politica. Non faccio parte di alcun movimento oppure organizzazione politica. E non condivido l’ideologia del fascismo". Già, e allora perché quei tatuaggi?

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