"Molto meglio lui di tanti altri che baciano la maglia e poi si fermano al primo dolorino…". Lui è Kolarov, il difensore serbo finito nel mirino dei tifosi della Roma. L'altro è De Rossi, il capitano che nella conferenza stampa di vigilia della sfida di Champions col Porto prende la parola e ne spende una buona per il compagno di squadra. Il botta e risposta coi tifosi e poi il gesto dell'inchino non sono piaciuti e hanno fatto discutere, alimentato la frattura tra il giocatore che mai ha avuto peli sulla lingua ("i tifosi capiscono poco di calcio", disse rispondendo alle critiche).

Alex è un fratello – dice Daniele De Rossi, seduto accanto a Di Francesco -. Dico ai tifosi di fidarsi di me e lui è un professionista. Preferisco quelli così a quelli che fanno dichiarazioni al miele e poi quando gli chiedono di giocare in un altro ruolo non sono contenti.

L'inchino alla Curva, rispetto o provocazione?

Nell'anticipo di campionato giocato venerdì scorso la Roma ha vinto 3-0 a Verona contro il Chievo. Kolarov è stato tra i migliori e tra i marcatori dell'incontro e, dopo aver esultato, s'è rivolto verso il settore di Curva dov'erano sistemati i tifosi giallorossi in trasferta: il difensore s'è inchinato e reso loro omaggio ma quella mimica ha sollevato dubbi: lo ha fatto per un segno di rispetto oppure è stata una provocazione? E' la domanda di molti sostenitori. Compagni di squadra, allenatore e club sono dalla sua parte e lo stesso calciatore ha smentito qualsiasi ipotesi più subdola. Se avesse voluto provocare si sarebbe distinto per un atteggiamento diverso… magari avrebbe portato la mano all’orecchio un po' come fece José Mourinho quando il suo Manchester United (prima dell'esonero) vinse la gara della fase a gironi a Torino.