De Laurentiis “imbucato” tra le stelle della Champions

A Wembley c'era anche lui, Aurelio De Laurentiis. L'olandese volante, Robben, se l'è visto passare sotto il naso, prendere la medaglia e alzare la Coppa. C'era pure Heynckes, il tecnico entrato nel pantheon delle vittorie bavaresi che il patron azzurro ha ammesso d'aver contattato per guidare la sua squadra (!). E poi Klopp, quello che col Borussia dei giovani (modello che tanto piace al numero uno partenopeo) ha scalato la montagna del calcio continentale fermandosi a una bracciata dalla vetta. Aveva pensato anche a Jurgen per archiviare l'era Mazzarri. Quelli, però, sono tedeschi: al rumore degli zoccoli del ciuccio, preferiscono la ferraglia dei cingoli dei (loro) panzer. Meglio Benitez, allora: aspetto da Sancho Panza, ma animo alla Zorro. Si può lasciare il segno in molti modi. E poi è spagnolo e sotto il Vesuvio gli spagnoli hanno storia e tradizione più affine rispetto ai ‘teteschi di Germania'.
Aurelio sorrideva soddisfatto, Galliani aveva il muso lungo, Agnelli rendeva onore con l'applauso a chi aveva rifilato ceffoni sul muso alla Juve. La Coppa dalle grandi orecchie a pochi metri dal trio: la tentazione di afferrarla è stata grande. L'hanno mangiata con gli occhi… e quando capita più di vederla così da vicino, ma non da spettatore? Il presidente azzurro era in tutte le foto della festa del Bayern, addosso gli sarà arrivata un po' di polvere di stelle. Oggi nel settore vip dello stadio londinese, l'estate scorsa sul pulpito a Dimaro (durante il ritiro precampionato). Copione scritto a mano libera: accentratore nello show con i tifosi che arringò alla sua maniera: Benito Fornaciari, presidente del Borgorosso, scelse il balcone, lui preferì il palco di un teatro; fatale per il grosso guaio a Chinatown: quasi sfiorò l'incidente diplomatico per l'improvviso cambio di rotta dopo la finale di Supercoppa italiana a Pechino; verace, perché se Balzaretti scelse Roma a lui venne voglia di fare un cupolone così "alla lupa e ai suoi sette ciucciatori"; Aurelio all'ultimo stadio, quando definì il sindaco De Magistris un "gran paraculo" sulla vicenda San Paolo e poi corresse il tiro.
Un presidente a tutto campo. Proprio come piace al popolo dei tifosi, che ama le vittorie e se ne infischia di tutto il resto. Un talento naturale, come si cela nell'animo di ogni produttore cinematografico che si rispetti. Uno che si fa i film in testa oppure che i film li ha già in testa: anche qui è questione di sfumature. Peccato che "auanagana" e il salto sulla sella di un motorino suscitino emozioni più marcate e robuste al palato rispetto al romantico giro in vespa di vacanze romane. La risata grassa è un marchio di fabbrica che si tramanda da un Natale all'altro. Gli incassi recenti del cinepattone gli sono rimasti sullo stomaco, quelli del Ciuccio li ha digeriti bene. Piatto ricco, mi ci ficco con un Napoli da scudetto. Forse. E allora "chi si astiene dalla lotta è un gran figlio di mignotta". Questo, però, non l'ha detto Aurelio, ma Alberto Sordi nei panni del patron del Borgorosso il quale sapeva bene che "la folla è femmina… ama essere fottuta". A Napoli, però, nessuno è fesso.