Son trascorsi solo sei mesi dalla scomparsa di Johan Cruyff, l'indimenticabile stella del calcio degli anni 70, e ggi è stata pubblicata una biografia postuma del campione olandese scritta con Jaap de Groot e pubblicata da Bompiani. Un racconto sulla vita del ‘Pelè Bianco' dal titolo emblematico: "La mia rivoluzione", in cui si svelano diversi particolari di un autentico mito anche nella vita privata e non solo per come giocava a calcio deliziando gli appassionati di tutto il mondo. Tra i tanti aneddoti inseriti  anche quello del Dream Team di Cruyff che riserva diverse sorprese lasciando fuori dall'undici titolare moltissimi campioni.

C'è una squadra tuta da scoprire nel libro autobiografico del fenomeno olandese, uscito in questi giorni e che racconta anche storie di un campione e un uomo, inedite. Come la formazione ideale di sempre, ruolo per ruolo, che ha lasciato in parte sorpresi e in parte perplessi coloro che pensavano come i campioni di oggi avessero offuscato quelli di un calcio che fu. E invece, nel Dream Team di Cruyff non c'è spazio per gli eroi del terzo millennio come Messi o Cristiano Ronaldo.

Dal Ragno Nero al Kaiser

A difendere i pali del dream team di Cruyff c'è ovviamente un mito assoluto in porta: Lev Yashin, l'unico portiere ad aver vinto il Pallone d'oro. E' lui il numero 1 per il Pelè Bianco, il più forte di tutti i tempi per molti, il Ragno Nero dell'ex URSS capace di essere insignito del titolo di miglior portiere del XX secolo.

Davanti a lui, in difesa ecco le altre scelte: il terzino sinistro brasiliano Roberto Carlos, il ‘Kaiser' Franz Beckenbauer e il suo ex compagno di squadra all'Ajax e in nazionale Ruud Krol. Il brasiliano, sinistro dal talento puro e potente, divenne un mito non solo con la maglia della Seleçao ma anche con i colori dell'Inter e del Real Madrid. Il ‘Kaiser', due volte Pallone d'Oro, legò le sue fortune alla nazionale tedesca e soprattutto al Bayern Monaco di cui oggi è presidente onorario. Il connazionale Krol, porta con sè un altro pezzettino d'Italia: con le 107 presenze e un gol tra il 1980 e il 1984 quando vestì la maglia del Napoli.

Maradona, Di Stefano, Pelè le stelle assolute

Nel cuore della mediana ecco Pep Guardiola, uno dei ‘figliocci' che l'olandese allenò ai tempi del Barcellona, e l'inglese Bobby Charlton, campione del mondo nel 1966 con l'Inghilterra e d'Europa nel 1968 con il Manchester United. Nella top 11 di Cruyff non poteva certo mancare un pezzo da 90 come Alfredo Di Stefano, la Saeta Rubia scomparsa nel 2014 e considerato uno dei più grandi campioni di sempre. Così come non poteva mancare il leader carismatico del Grande Ajax dei primi anni Settanta in cui Cruyff divenne autentica stella: Piet Keizer, ala sinistra dal tiro precisissimo e soprattutto il primo calciatore olandese nella storia ad aver firmato un contratto da professionista.

Infine, l'attacco a completare l'11 ideale un tridente da impazzire formato da tre fenomeni dalla caratura assoluta: Garrincha, Maradona e Pelé.