Morto come un barbone, avvolto in una coperta e vinto dal gelo della notte. E' la triste storia di Joachim Fernandez, ex talento del calcio senegalese, trovato privo di vita a gennaio scorso. Il suo cadavere fu rinvenuto in un hangar a Domont, a 20 chilometri a Nord di Parigi, e solo in questi giorni sono emersi i particolari della vicenda. Subito dopo il decesso, per rispetto del dolore della famiglia, i dettagli più raccapriccianti vennero omessi. Lo avevano ribattezzato il nuovo Desailly, nel cuore della mediana sapeva interpretare il ruolo ‘di lotta e di governo'.

Bordeaux gli fece da trampolino di lancio: in quella squadra che annoverava Zidane, Lizarazu, Dugarry (doppietta al Milan in Coppa Uefa e poi lui stesso rossonero) riuscì a mettersi abbastanza in mostra da guadagnare l'attenzione del calcio italiano: sbarcò a Udine, poi finì al Monza, infine transitò per il ‘diavolo' ma non ebbe fortuna. Lasciata l'Italia tornò in Francia (un anno al Tolosa da comparsa), si diresse in Scozia (Dundee United) e poi addirittura in Indonesia. Un infortunio al ginocchio segnò il capolinea della carriera a 29 anni.

Con Fernandez la sorte non è stata benevola: in campo raccolse meno di quanto sembrava meritare, nella vita privata gli vennero a mancare anche gli affetti più cari. E furono proprio le vicende familiari difficili a segnarlo profondamente: arrivarono così la separazione dalla moglie e l'impossibilità di stare a contatto con suo figlio, una situazione dolorosa che prese il sopravvento su tutto, anche sulla sua forza di combattente della mediana, di uomo che aveva provato a restare nel calcio prendendo il patentino di allenatore e sbarcando il lunario lavorando. Domont, Comune nel dipartimento della Val-d'Oise, era divenuta la sua ultima meta. Nessuno conosceva il suo passato di calciatore, di talento mai sbocciato e reciso da quel destino che sa essere veramente spietato.