Talento nel calcio italiano. E chi se lo aspettava. Un anno fa eravamo l’epicentro dell’Apocalisse. Fuori dai Mondiali, un allenatore della Nazionale che voleva essere cacciato ma non andare via da solo, un Presidente della Federazione che voleva restare perché in fondo lui non c’entrava niente, i club che perdevano senza pietà contro le squadre europee, solo la Juve orgogliosamente lottava a Madrid ma veniva comunque travolta. Eravamo il quarto mondo del calcio, una barzelletta, con alcuni ultimi cardini, Buffon e De Rossi, saltati e la casa che tremava terribilmente, al punto da crollare.

Un anno dopo controlliamo tecnicamente la partita contro la squadra campione d’Europa (Portogallo), schieriamo tutti i piedi buoni che abbiamo a disposizione, il nostro ct guarda con fiducia alle qualificazioni europee, dicendo che abbiamo pareggiato fin troppo fino ad oggi, da qui in avanti serve solo vincere, i nostri club vanno a Parigi e se la giocano o a Manchester e letteralmente dominano. Ma prima di tutto abbiamo scoperto di avere giovani calciatori che, responsabilizzati a dovere sono all’altezza e anche in serie A qualcuno finalmente se ne sta accorgendo, con il calciomercato che sta già impazzando intorno a molti di loro.

In porta senza Buffon abbiamo un nuovo totem, Donnarumma, titolare inamovibile in Nazionale e uomo cardine di un Milan che ancora non si capisce cosa vuole fare da grande. Ma non c’è solo lui, Cragno del Cagliari cresce partita dopo partita, partendo dalla sua dote più grande, una eccezionale reattività nelle uscite basse, in cui è davvero uno dei più bravi. Con l’Under 21 e la Sampdoria stiamo scoprendo la forza tranquilla di Emil Audero, mentre tutti, Roberto Mancini in testa, stanno aspettando Alex Meret, quello che doveva essere il numero 1 del Napoli fermato solo da un problema al braccio. Potrebbe essere lui il craque che sfiderà Donnarumma per la maglia numero 1 azzurra.

In difesa purtroppo stiamo perdendo una grande occasione, quella di far giocare insieme e iniziare a far coesistere due mancini come Romagnoli e Caldara, purtroppo infortunato da inizio stagione. Il capitano del Milan sembra aver fatto un netto salto di livello e non ha più il timore reverenziale delle grandi responsabilità. Come centrali, ci sono molte promesse ma nessuno ad oggi ha l’orizzonte luminoso dei due calciatori del Milan, anche perché Rugani gioca troppo poco nel club per farci capire a che livello è. Come laterali abbiamo finalmente, dopo anni di magra storica per noi che ne producevamo a sacchi, due giovanissimi terzini sinistri, Luca Pellegrini e Federico Dimarco.

Il primo è più tecnico, molto contemporaneo anche nella sua capacità di entrare in mezzo al campo e dialogare con le mezzali e le punte esterne, mentre Dimarco è una palla d’energia. Ancora nessuno ha capito come esaltarla al meglio per tirarne fuori un giocatore attento alla fase difensiva e determinante nelle sue accelerazioni. Potrebbe farlo Evani adesso nella nazionale maggiore che con l’under 20 ai Mondiali ne fece un’arma determinante. In attesa di capire poi chi è Bastoni, il difensore italiano migliore per gli anni e il potenziale che ha in questo momento è Gianluca Mancini. Nel prossimo calciomercato si spera che arrivi in una grande squadra per il check definitivo.

Qualche anno fa tutti gli analisti continuavano a confermare che nel prossimo futuro sarebbe stato il centrocampo il settore del campo con maggior numero di talento del calcio italiano. E, se ancora non tutti sono completamente sbocciati, la predizione è vera. Abbiamo mezzali tecniche e dai pericolosi e competenti inserimenti come Zaniolo e Pellegrini, mediani moderni come Cristante, registi “spagnoli” come Stefano Sensi del Sassuolo, tutto-campisti ancora grezzi ma con ottime prospettive come Mandragora e ancora giocatori che potrebbero crescere molto bene come Grassi, Murgia, Melegoni. Ma se i due che vado a citare continuano a crescere e ad avere fin dal prossimo anno palcoscenici e avversari da affrontare di altissimo livello, allora siamo a posto per i prossimi 10 anni.

Tonali del Brescia ha il classico cervello del direttore d’orchestra dall’orecchio sublime. Fin da subito sa già far suonare una squadra e metterlo al fianco di un Pjanic e poi al centro della Juventus è un’idea che sta prendendo corpo a Torino. Il secondo è forse il migliore calciatore giovane in Italia oggi. Nicolò Barella sa fare di tutto: fraseggiare sul corto con Insigne e Verratti quando veste l’azzurro, correre a perdifiato come un mediano di provincia quando indossa quella rossoblu. Un calciatore completo di questo tipo non lo vedevamo da un po’.

Se a centrocampo eravamo fiduciosi di trovare talento futuribile, il problema da qualche anno a questa parte, anche non fermandosi al presente, era l’attacco. Ma forse le cose stanno cambiando. Non abbiamo grandi attaccanti nel pieno della maturità, ma più avanti qualcosa si muove. E accade perché stiamo lentamente abbandonando la nostra prerogativa che l’attaccante deve fare solo determinante cose. Oggi la punta, centrale o laterale che sia, deve essere completo. Cutrone ad esempio è un buon manifesto. Non è solo un uomo d’area o un regista offensivo, o un furbo malandrino sempre sul filo del fuorigioco, è tante di queste cose, non ancora al massimo ma stiamo parlando di un 1998.

Ancora più giovane Moise Kean, che ancora non conosciamo perfettamente, ma contro gli USA nell’esordio del primo millenial in nazionale abbiamo visto dei movimenti con e senza palla che hanno fatto strabuzzare gli occhi a tanti. Con loro ci sono Orsolini, ala classica che sta giocando un po’ di più con Inzaghi e forse gli manca davvero solo la continuità per esplodere, Parigini, calciatore ancora tutto da scoprire, come anche l’altro torinista Edera, mentre sono da far sbocciare il prima possibile Vido, Pinamonti e La Gumina. Anche in attacco abbiamo un calciatore già più avanti degli altri. È Federico Chiesa, per il quale magari non la prossima estate ma quella successiva un po’ di top team mondiali si prenderanno a mazzate per averlo.

Non siamo il massimo che c’è in giro, anche pensando ai giovani calciatori perché se ci si ferma a riflettere che Mbappé è nato il 20 dicembre 1998, allora un po’ di malinconia ti viene. Però abbiamo una cosa che fino a poco tempo fa non avevamo, la speranza anche di fronte agli errori e alle partite sbagliate dei nostri calciatori giovani. Dal fondo, come spesso accade, si può solo trovare appigli e noi molto probabilmente stiamo scegliendo quelli giusti.