Cristiano Ronaldo guiderà l'attacco (e non solo) della Juventus anche per la stagione 2019/2020: in un paio di stagioni alzerà di nuovo la Champions League, in bianconero. Questa la sua profezia, questo il suo principale obiettivo dell'ultimo quarto di carriera, che al momento coincide con l'Italia. Ma se è vero che vuole giocare fino a 40 anni, per Cr7 il cammino riserverà ancora diverse sorprese. Intanto si allena, si prepara e si racconta. Tra un gol, uno sliding doors che lo avrebbe potuto vedere come modello sulle passerelle internazionali, la nostalgia per i grandi del passato e le sue esultanze.

Il gol più bello deve ancora arrivare

A ‘soccer.com' Cristiano Ronaldo si racconta partendo dall'argomento più facile e amato dai suoi tifosi: i gol. Ne ha segnati tanti, l'obiettivo è arrivare a 1.000, intanto si è superata la soglia delle 700 reti e davanti alla scelta di quale sia la più bella, il risultato è l'ennesimo dribbling, da campione: "Opto per la risposta più scontata e più semplice e dico che sarà il prossimo, perchè per me tutti i gol sono importanti. Ne ho segnati tanti, oltre 700, un po' ovunque, impossibile scegliere".

Oggi astro del calcio, mancato attore e modello

Anche perché quando Cr7 segna di solito la squadra con cui gioca vince. Che si tratti del Manchester United di inizio carriera, o il Real Madrid della maturità, o la nazionale portoghese o la Juventus poco conta. Il fenomeno portoghese laddove arriva vince e fa vincere. Un predestinato del pallone che però avrebbe potuto anche ritrovarsi in una carriera di tutt'altro tipo: "Se non fossi riuscito a sfondare come giocatore avrei scelto tra l'attore e il modello. Non so se ho talento per fare l'attore, ma penso che se uno crede in se stesso e ci si dedica con tutto il cuore si possono raggiungere i risultati prefissati".

Da Eusebio e l'esultanza dopo i gol

Non ultimo argomento la sua esultanza dopo i gol, un modo di festeggiare che oramai è diventato parte del mondo di Cr7, come i suoi ricordi di bambino e i suoi miti, tra i primi il connazionale Eusebio: "Resta uno dei simboli del Portogallo, una persona incredibile, un esempio per tutti noi, sarebbe stato bello giocare con lui in nazionale. Perché esulto così? Per la prima volta l'ho fatto negli Stati Uniti durante un'amichevole giocata contro il Chelsea. In quella partita ho segnato, ho fatto un salto e ho urlato quel ‘siiiuuu'. Ai tifosi si vede che è piaciuto e da allora ho deciso di continuare a farlo".