Il Milan della prossima stagione sta prendendo forma e ha bisogno solo di qualche altra ora, forse di qualche altro giorno, per delineare il proprio orizzonte: Maldini direttore tecnico e Marco Giampaolo nuovo allenatore del Diavolo ed erede designato di Gattuso. Rivoluzione che parte da precisi concetti di gioco, dal 4-3-1-2 a rombo dell’ex Siena, dal trequartista dietro le due punte e da convinzioni tattiche che lo hanno condotto nel novero dei manager più interessanti e innovativi del campionato. E così, ad un passo dalla firma e dal suo approdo nella società di via Aldo Rossi, ecco come potrebbe giocare il Milan di Giampaolo.

Giampaolo e il suo 4-3-1-2, il trequartista come novità rispetto a 4-3-3 di Ringhio

Prima vera occasione della sua vita sportiva. Una vita che, sul rettangolo verde, gli ha dato tanto e tolto parecchio. Come quando per ritornare in Serie A ha avuto bisogno di una bella rincorsa e di un anno, tranquillo, a Cremona prima degli elogi di Sarri che, per la sua successione ad Empoli, designò proprio il nativo di Bellinzona. Prima autentica chance per lui. Che, nel recente passato, è stato vicino alla Juventus nel 2009 e poi, proprio al Milan, nel 2016. Le scelte in quei due casi furono dettate dal maggiore appeal e fama dei suoi rivali: Ciro Ferrara a Torino, Vincenzo Montella a Milano.

Oggi però, Giampaolo arriva nel momento giusto, nel momento in cui la sua parabola personale si assesta su una curva di rendimento molto alta e che attende, proprio per saggiare il suo reale status, un’avventura di livello. Lui, appunto, porterà il suo bagaglio ma anche il suo inconfondibile 4-3-1-2 visto, in 325 gare totali allenate, in ben 204 circostanze. Per una variazione sul tema del 4-3-3 del suo predecessore Gattuso che potrebbe ottenere ottimi dividendi specie perché a fare da trait d’union fra centrocampo e attacco dovrebbe esserci Lucas Paquetá, gioiellino verdeoro pronto a fare la differenza dopo sei mesi di apprendistato in Italia.

In porta Donnarumma, sugli esterni Rodriguez e Calabria (con Conti a contendergli il posto), al centro, Romagnoli e Musacchio con, sulla mediana, a rombo, Biglia in playmaking, alla Ekdal o alla Leandro Paredes ai tempi dell’Empoli, Bonaventura (o Calhanoglu), come Praet/Zielinski, mezzala, Kessié dall’altra parte, come Croce o Linetty, a dare maggiore peso, vigore ed equilibrio alla zona intermedia, e Paquetá (o Calhanoglu), come detto, sulla trequarti: come Saponara o Ramirez. In attacco, spazio a Piatek, autentica certezza della squadra, e poi a uno fra Suso, adattato in quel ruolo, a André Silva, di ritorno da Siviglia, o forse a Cutrone, meno seconda punta ma comunque compatibile con le skills, le caratteristiche del pistolero polacco. Alla ricerca di quelle alchimie, studiate, ripetute come un mantra, e fino alla nausea, che poi, alla fine, pure arriveranno.

Difesa a zona, uomo tra le linee e rombo: la ricetta per far tornare grande il Diavolo

Gli anni della gavetta, e dunque delle serrate bagarre per non retrocedere, prima del calcio spumeggiante, bailado e divertente, hanno consentito a Giampaolo di costruirsi la fama di allenatore preparato anche in fase di non possesso. Il suo Siena, annata 2008/09, infatti, ha rappresentato per molti tecnici a seguire un manifesto ideologico sul come difendere: a zona, con linee strette, compatte, attente e pronte a chiudere tutto, ogni singolo varco.

La base però, è già ottima con la formazione meneghina capace di terminare la scorsa Serie A con la palma di terza miglior retroguardia del campionato a quota 36 reti incassate. Ma poi, dalla cintola in su, in fase di costruzione, vengono fuori con prepotenza le migliori prerogative del gioco dell’ex Sampdoria che cercherà di proporre, anche a ‘San Siro’, qualità di palleggio, mezzeali capaci di spingere e offendere con e senza palla, grande sfruttamento delle corsie laterali in funzione degli avanti.

Degli attaccanti, molto coinvolti nei destini di squadra, bravi a dialogare con i compagni ma anche a trasformarsi in onnivori realizzatori (vedi Quagliarella e la sua seconda giovinezza). Tutto però, impostando la manovra dal basso con i due centrali alti quasi fino ai confini della metà campo ed i terzini, in progressione laterale, altissimi. Prima di affidare palla al regista che, in questo contesto, spesso, forma un triangolo puro, anzi, un rombo, fra i due difensori e il portiere. E poi, pressing alto, organizzato, una simil-gegenpressing, e tanta, tanta qualità con il movimento delle punte, spesso ad allargare le maglie difensive avversarie, a favorire le sgroppate centrali di trequartisti e mezzeali.