In questi anni la grande forza della Juve è l’aver messo insieme una visione contemporanea della gestione aziendale, valori e processi che vengono dalla tradizione. Ha raggiunto un livello eccelso in Italia e in Europa per tanti fattori diversi. Conta molto lo stadio di proprietà, la capacità di guardare con attenzione e profitto ai mercati orientali, l’aver legato il proprio brand a uno addirittura più forte in un contesto globale, quello di CR7. Ma non basta questo, la Juventus riesce a prendere dalla sua grande storia e a riconvertire tutto nel miglior modo possibile.

Questa premessa è importante anche per l'investitura del prossimo allenatore al posto di Massimiliano Allegri. Sarà scelto un profilo che sappia rappresentare il brand Juve su tutti i mercati, che ne sappia anche sintetizzare i valori, ma non resteranno in secondo piano le modalità con cui i predecessori di Andrea Agnelli facevano scelte di questo tipo. Nella storia della Juve la scelta dell’allenatore ha sempre cercato di anticipare di almeno una mossa i concorrenti, portando nel club visioni d’avanguardia che nel calcio italiano di quel momento non c’erano. Gli esempi sono tanti. Ad inizio Anni ’50, quando la scuola ungherese era tornata a grandi livelli grazie alla Honved di Puskas, la Juve fu allenata per due stagioni da György Sárosi, tecnico espressione di quel calcio. Stessa cosa accadde quando a dominare divennero i brasiliani e sulla panchina della Juve si sedette Paulo Amaral. Quando Herrera creò la grande Inter poi, si scelse l’altro Herrera, il paraguaiano Heriberto, per portare in bianconero la stessa capacità di essere fisicamente superiori agli avversari.

In questo momento sappiamo benissimo che il modello di calcio italiano da 10 anni a questa parte ha avuto una crisi profonda e sono altri i riferimenti a cui guardare. In estrema sintesi potremmo parlare di una visione spagnola e una inglese, con caratteristiche molto precise a differenziarle.

  • Il modello spagnolo è un calcio di posizione, molto tecnico soprattutto a centrocampo, fatto di possesso palla e una idea degli spazi in cui la palla deve muoversi con grande velocità in base a situazioni di gioco predefinite e mandate a memoria.
  • Il modello inglese è sintetizzabile come calcio di grande intensità fisica, in cui sono il pressing e soprattutto la ri-aggressione a definire il ritmo di una gara. Le squadre sono cortissime, i laterali di fascia appoggiano costantemente la manovra e tutti gli interpreti in campo devono tenere un ritmo di gara tambureggiante.

In tante, anzi in tutte le squadre migliori i due modelli si fondono, ma la dirigenza Juve con la scelta del prossimo allenatore potrebbe fare quello che i predecessori di Andrea Agnelli hanno fatto nel corso della storia, ovvero indicare una tendenza, acquisendo un allenatore che sappia mostrare e insegnare un altro calcio.

  • Se la scelta ricadrà sul modello spagnolo, non potendo almeno per quest’anno prendere il rappresentante numero uno, Josep Guardiola, la scelta potrebbe ricadere su Maurizio Sarri e in seconda battuta, magari per testarne il valore in attesa proprio dello spagnolo, su Simone Inzaghi (anche se quest'ultimo si discosta dai primi due). Volendo fare all-in la scelta giusta dovrebbe essere l’attuale allenatore del Chelsea, ben sapendo però che prendere Sarri sarebbe una decisione rivoluzionaria e di rottura rispetto al passato e alla tradizione tattica.
  • Se invece la scelta andrà sul modello inglese, l’allenatore più raggiungibile sarebbe Pochettino, mentre il grande sogno potrebbe essere Jurgen Klopp (quasi impossibile al momento). Con un Liverpool vincente in Champions League, l’allenatore dei Reds potrebbe decidere di rilanciare ancora una volta, partendo dalla squadra di Cristiano Ronaldo e da quella che in questo momento ha più fame di Champions League dell’intero lotto delle papabili.

Se il toto-allenatore Juve durerà ancora qualche settimana, scollinando la finale del 1° giugno, attenzione al colpaccio Jurgen Klopp che porterebbe nel calcio italiano una vera ventata di aria nuova. Ma la tentazione Maurizio Sarri è fortissima.