Raccontare la stagione del Verona in Serie B è impossibile. Tra risultati altalenanti, allenatori cambiati e lo spettro del mancato ingresso nei playoff fino all’ultima giornata, si può infatti definire come un vero e proprio dramma. E allora meglio concentrarci sui protagonisti di questa rapida risalita, dopo soli 12 mesi, dell’Hellas in Serie A. I ragazzi, prima di Grosso e poi di Aglietti, hanno saputo scalare le vette più alte per raggiungere un risultato insperato a un certo punto della stagione. E gran parte di questi meriti va dato soprattutto a Samuel Di Carmine.

Nato a Firenze il 29 settembre del 1988, a 30 anni l’attaccante toscano si è regalato una gioia immensa. Suo infatti, è stato il gol all’ultima giornata contro il Foggia che ha regalato l’accesso ai playoff nella sfida del Bentegodi che ha condannato i pugliesi alla retrocessione, sua le rete decisiva, di tacco, nella finale di ritorno dei playoff contro il Cittadella. Un predestinato che ha girato tanto tra B e C per trovare il riconoscimento che merita.

Chi è davvero Samuel Di Carmine?

La carriera di Samuel Di Carmine parte dalla sua Firenze, la sua città d’origine. La culla del Rinascimento, della cultura italiana, ha dato vita, nel 1988, a un ragazzo che ha sempre dato tutto se stesso per il calcio. Grandi sacrifici e soprattutto determinazione per cercare di emergere e fare il salto di qualità.

Il profilo di Samuel Di Carmine (Transfermarkt)
in foto: Il profilo di Samuel Di Carmine (Transfermarkt)

E non ci volle molto prima che, dopo un quasi scudetto vinto con la viola Primavera 2007/2008, in coppia con Lepellier, venisse convocato in prima squadra in quella prima Fiorentina dei Della Valle che tanto faceva sperare la tifoseria toscana. Ben 6 gol in 15 presenze e la convocazione in prima squadra che dal quel momento in poi avrebbe cambiato del tutto il corso della sua carriera. Un percorso fatto di gol, promozione, cadute e risalite.

L’esordio in Serie A al posto di Pazzini

Chiamatelo pure segno del destino. Già, perchè la storia di questo attaccante, ha davvero dell’incredibile. Pensate che il suo esordio in Serie A, l’ha avuto il 25 ottobre 2006, a 18 anni, in un Torino-Fiorentina, entrando in campo al 90′ al posto di Reginaldo. Nella stessa stagione poi, a febbraio 2007, subentrò a Pazzini al 69′ della gara casalinga contro l’Udinese.

Un momento che ha cambiato letteralmente il corso della sua carriera e che è stato quasi un segno del destino per Di Carmine. Quasi un passaggio di testimone fra lui e il ‘Pazzo’ che da lì a poco avrebbe poi cambiato aria lasciando la viola. Ma nessuno dei due avrebbe poi pensato che insieme potessero vincere un campionato di B, quello di quest’anno a Verona.

Il lungo girovagare in Italia e all’estero

Nel destino di Samuel però, non c’è stata la gloria tanto attesa con la maglia della Fiorentina. Il club viola infatti decise inizialmente di girarlo in prestito al QPR dopo in 27 gare realizzò solo 2 gol. E allora ecco il ritorno in Italia, sempre restando di proprietà della Fiorentina. L’occasione è di quelle ghiotte, salvare il Gallipoli, neopromosso in B. Non ci riuscì, in una stagione con più ombre che luci in Salento dove anche a causa di grossi problemi societari, la retrocessione fu inevitabile.

La carriera di Di Carmine (Transfermarkt)
in foto: La carriera di Di Carmine (Transfermarkt)

Anche in questa occasione solo 2 gol. Nel 2010/2011 fu il Frosinone a credere in lui prima dell’exploit al Cittadella che dal 2011 al 2013 ebbe Di Carmine in rosa dopo averlo riscattato alle buste dalla Fiorentina (inizialmente era in comproprietà). Due stagione, 75 presenze e 14 gol per mostrare a tutti le sue incredibili qualità che da lì in poi l’avrebbero portato molto in alto.

Dal 2013 al 2018 ottimo rendimento tra Juve Stabia e Perugia

Di Carmine è prima di tutto una prima punta. Giocatore affidabile che però è capace di giocare in modo indifferente su tutto il fronte d’attacco. Può essere infatti impiegato anche da seconda punta in un attacco a due e magari anche a tre. Opportunista sotto porta, sempre pronto a inserirsi con tempi giusti nelle azioni offensive facendo prevalere il suo fisico e l’astuzia che l’ha da sempre reso noto alle tifoseria delle squadre che hanno avuto la fortuna di accoglierlo.

Possiede dunque una buona capacità realizzativa che ha messo in atto soprattutto negli anni trascorsi tra Juve Stabia e Perugia. Dal 2013 al 2015 infatti, tra Serie B e Serie C, ha giocato con le ‘Vespe’ realizzando in totale 20 gol in 64 gare, poi il trasferimento in Umbria. Nel mezzo, un breve passaggio in prestito, a gennaio 2016, all’Entella, in cui realizzò 3 gol in 17 presenze.

Ma evidentemente in Umbria doveva ancora esprimersi al meglio. Dall’estate 2016 a quella del 2018, in due stagione al Perugia, ha messo infatti a segno 38 gol in 90 presenze. Ben 13 reti nella prima annata e 22 lo scorso anno che gli sono valsi il passaggio al Verona appena retrocesso dalla Serie A.

I suoi gol decisivi hanno riportato l’Hellas in A

Prestito con obbligo di riscatto. Questa la formula con cui il Verona si è assicurato Di Carmine dal Perugia. Già, proprio in quell’Hellas dove ha ritrovato Pazzini, suo ex compagno alla Fiorentina che l’ha visto esordire in A con la maglia viola. In una stagione strana, che a un certo punto sembrare non potesse più dare la promozione in A al Verona, Di Carmine ha cominciato a fare il Di Carmine.

Il rendimento per stagione (Transfermarkt)
in foto: Il rendimento per stagione (Transfermarkt)

Oltre ai suoi 8 gol e 3 assist in campionato, è stato decisivo soprattutto nei playoff. Anzi, è stato proprio lui a portare l’Hellas agli spareggi decisivi per sognare di nuovo il ritorno in A. L’11 maggio scorso infatti, al Bentegodi si giocava una gara dalle mille emozioni: Verona-Foggia. I padroni di casa avevano bisogno di tre punti per la certezza dei playoff e i ‘Satanelli’ per  evitare la retrocessione diretta.

Dopo l’iniziale vantaggio ospite di Iemmello fu proprio Di Carmine, con una doppietta, a ribaltare il risultato e portare il Verona ai playoff condannando i pugliesi. Suo poi, il gol di tacco, quello del momentaneo 2-0, decisivo nella finale col Cittadella che ha fatto esplodere la gioia di un’intera città per il ritorno nel massimo campionato di calcio italiano.