Jorge Campos il portiere attaccante

Oggi compie 48 anni Jorge Campos Navarrete, calciatore di origini messicane che ha strabiliato il mondo a cavallo degli anni '80 e '90 più che per le propria gesta e vittorie sportive, per il suo modo unico di intendere il mondo del calcio. Vissuto sportivamente soltanto tra i campi del Sudamerica, "El brody" riuscì a farsi comunque conoscere da tutto il mondo, grazie al suo carattere a dir poco estroverso: si disegnava da solo le proprie divise che poi indossava in gare ufficiali ed era in grado di ricoprire – con ottimi risultati – sia il ruolo di portiere che quello di attaccante. Tanto che non solo nei club in cui ha militato ma anche con la Nazionale messicana veniva utilizzato alla bisogna in entrambe le situazioni. Finchè Sepp Blatter, stufo di quell'arlecchino multicolori che riusciva a catalizzare la scena internazionale tra tifosi che impazzivano e sponsor pronti a stringere contratti milionari, proibì categoricamente al Messico di schierare Jorge Campos ai Mondiali del '94 nei dure ruoli.

Tennis, basket, baseball e surf – Jorge Campos arrivò nel mondo del calcio quasi per caso e sempre per caso portò con sè il suo retaggio precedente, fatto di tennis, basket, baseball e soprattutto surf, tutte discipline provate prima di vestire la maglia ufficiale del Club Universidad Nacional del Messico a 22 anni. Dalle esperienze precedenti, il giovane Campos introduce nell'austero mondo del calcio  più che qualche dirompente novità. Come la possibilità di poter ricoprire due ruoli con ugual bravura, quello del portiere e quello del centravanti. Inizia, non a caso, proprio come punta proprio nell'UNAM quando si trova a dover fronteggiare tra i pali il coetaneo Rios. Così si propone come attaccante e i risultati saranno ottimi: 14 gol in 37 presenze, diventando il primo marcatore della squadra.

Un vero e proprio ‘jolly' – Ma il primo amore non si scorda mai e così Campos non perde nemmeno il vizio di tornare appena può in mezzo ai pali: si guadagna i galloni da titolare tra i pali ma quando può e quando la squadra è in difficoltà si porta in attacco a dare aiuto al reparto offensivo. Un vero e proprio ‘jolly' come nessun altro prima e dopo di lui. In Messico è già una stella. Dal 1988, poi, si crea personalmente anche le divise che indossa: colorate, fuori misura, dirompenti. Tutto derivato dall'esperienza maturata col mondo del surf dove i colori e le stravaganze sono all'ordine del giorno. Un "arlecchino" nell'aspetto e nella sostanza capace di tramutarsi in attaccante o portiere, un giocatore ‘da sogno' per molti allenatori. Dall'UNAM si trasferirà poi – sempre in Messico – all'Atlante prima di chiudere la propria carriera nella MSL vestendo le divise (sempre colorate) di Los Angeles e di Chicago.

L'ira di Blatter ai Mondiali del '94 – La notorietà di Campos, però, è ben presto arrivata anche da noi e pian piano si è sviluppata in tutto il mondo. Complici quelle strane casacche fosforescenti e troppo grandi indossate tra i pali e di quella ‘poliedricità' nei ruoli che lo faceva apparire un ‘fenomeno'. Ma anche per meriti propri, perchè oltre a ciò, sul campo si guadagnò anche un posto all'interno della Nazionale messicana con cui partecipò a tre edizioni mondiali. Straordinaria fu l'edizione americana del 1994, quando il presidente FIFA Sepp Blatter comunicò in modo ufficiale alla nazionale sudamericana di non schierare il giocatore in entrambi i ruoli, vietandone la scelta in gara in corso o durante il Mondiale. Una decisione assurda e fuori da ogni logica: nel regolamento del calcio non vi è una nota riguardante la possibilità per un giocatore di ricoprire differenti ruoli all'interno di una stessa partita. La nazionale messicana, coach Baron e lo stesso Campos restano esterrefatti tanto che il giocatore contesterà la scelta: "Non capisco che cosa significhino le dichiarazioni di Blatter. Se io sono in grado di giocare in due ruoli, è un vantaggio che il mio allenatore, se lo ritiene opportuno, ha tutto il diritto di sfruttare. Certo, in tutto il Mondiale, mi piacerebbe giocare almeno un quarto d'ora da attaccante. Sarebbe una soddisfazione personale". Ma Blatter farà di più: nel 1998 vieterà a Campos di disegnare e indossare le sue tanto amate casacche multicolori che lo avevano eletto nel Mondiale '94 il personaggio più amato e seguito dai tifosi.

Dopo il calcio: dai fastfood a Holly e Benij – Nel suo palmares professionale Campos riuscì a vincere in carriera due Gold Cup con la Tricolor (1993, 1996) ed una Confederation Cup battendo in finale il Brasile del collega ex rossonero Nelson Dida. Ai Mondiali, invece, sempre con la nazionale messicana si arrestò sempre agli ottavi di finale: nel 1994 quando uscì ai rigori contro la Bulgaria di Stoichkov (dopo aver disputato un ottimo girone iniziale dove c'era anche l'Italia); nel 1998, nonostante l'iniziale vantaggio del biondo Matador Hernandez, quando il Messico venne eliminato dalla Germania 2-1. Appese le scarpette al chiodo nel 2004, prima di provare una fugace parentesi da allenatore nel 2006 come vice del CT messicano Ricardo Lavolpe. Una volta ritiratosi dal calcio giocato, Campos ha continuato ad essere un istrione della propria vita: impegnato nel sociale con campagne per l'ambiente, ha aperto anche una catena di fastfood, è stato per anni un uomo immagine della Nike e la leggenda narra che abbia ispirato il personaggio di Ricardo Espadas della serie animata televisiva, incentrata sul calcio, "Holly & Benij". Attualmente è uno stimato commentatore sportivo per l'emittente messicana Tv Atzeca.