Fabio Capello ha definito "comico" l'aver assegnato lo scudetto 2005-2006 all'Inter, strappandolo dal petto bianconero e consegnandolo all'allora club di Massimo Moratti, sulla scia dello scandalo oramai già passato alla storia con il nome di Calciopoli. Una tragedia, che coinvolse l'intero sistema calcistico italiano, non solamente la Juventus. Ma che aveva nella struttura deviata all'interno dei Palazzi del nostro calcio gangli che portavano direttamente alla dirigenza del club piemontese poi punito severamente.

Oggi, a distanza di 13 anni da quella terribile macchia oscura del  calcio italiano, Fabio Capello, che di quella Juventus fu allenatore e con cui sul campo vinse i due titoli tricolori (2004-2005 e 2005-06) poi revocati è stato caustico: "Ridicolo" ha detto in una esclusiva alla Gazzetta, "un'ingiustizia mossa dalla fretta del momento". Giusto. Dopotutto, il tecnico di una squadra che si è visto togliere due titoli per nefandezze che la giustizia aveva appurato avessero matrice della stessa società che lo pagava, decretando a tavolino l'assegnazione di uno scudetto all'Inter e l'altro cancellato, cosa avrebbe potuto dire? Che era giusto? Che la Juventus, e quindi anche i giocatori e lui allenatore, meritavano quella punizione?

Il ricorso per lo scudetto del 2006? Mi sembra una cosa giusta, è comico sia stato assegnato all’Inter, che arrivò terza ed era anch’essa indagata. Guido Rossi (l’ex commissario straordinario della Figc, ndr) decise molto frettolosamente perché avevamo bisogno di una squadra che giocasse in Champions. Fu una cosa ingiusta le regole non furono rispettate e la giustizia sportiva non ha potuto indagare a fondo.

Questo sarebbe stato davvero comico. Come il perseverare sulla linea tracciata negli anni successivi e fino ad oggi dal club bianconero che continua a presentare ricorsi e appelli prima al Tnas, poi al Collegio del Coni, quindi alla Giustizia ordinaria, più che per riavere un titolo perché ritenuto ingiustamente sottratto, per vederlo togliere all'Inter che di quello scudetto ne ha fatto sempre vanto – e sberleffo – quale simbolo di onestà da sventolare all'occorrenza.

Tutto ciò è comico. Come le polemiche sterili e di quartiere che ne sono seguite e che oggi, a distanza di anni, e che si ripetono noiosamente dalle persone direttamente coinvolte. Capello ribadisce la cantilena bianconera, così come fa Moratti o Mancini o qualsiasi interista quando gli si ripresenta l'annosa polemica su Calciopoli. La suddivisione delle parti, un gioco di ruolo al quale ognuno ciclicamente si presta con un copione già scritto. Forse i Capello in questione davanti all'argomento farebbero meglio a fare spallucce e a far decadere ogni commento ulteriore per sopraggiunta prescrizione sul tema. Ecco, questo non sarebbe comico. Sarebbe un comportamento maledettamente serio. Per sé, per gli altri, per tutti. Per il calcio.