Il Napoli, che è come una creatura presa per mano perché cresca e diventi finalmente grande. La carriera, l'esperienza all'estero e un calcio italiano nel quale c'è tanta passione ma difetta d'impianti e cultura sportiva. Carlo Ancelotti ha ricevuto all'Università di Tor Vergata il riconoscimento di Etica dello Sport e dal palchetto nell'Aula Fleming della Facoltà di Medicina e Chirurgia ribadisce concetti già espressi in altre occasioni, dal rispetto dell'avversario alla lealtà sportiva fino alla questione stadi che – Juventus e Frosinone a parte – è una nota dolente delle società italiane. Un gap culturale e strutturale, superarlo significa giocare la vera partita per la crescita.

Per me lo sport è una grande scuola di vita – ha ammesso Ancelotti -. Ho vissuto e lavorato per tanti anni all'estero, credo che altrove siano molto più avanti di noi nella cultura sportiva. In due anni in Inghilterra non ho mai ricevuto un insulto, qui invece ci insultiamo ancora… Quanto agli stadi, dico solo che devono migliorare a cominciare da quello del Napoli, il San Paolo.

Napoli, società sana: bilancio e talenti per vincere

A proposito del Napoli, il bilancio della stagione finora può dirsi positivo. Non ingannino i 10 punti in meno rispetto all'anno scorso, non si può paragonare la squadra di fine ciclo odierna, che il tecnico ha rimodellato a seconda delle proprie esigenze, con la rosa gestita (e spremuta) da Sarri in 3 anni. Azzurri secondi in classifica, con la Champions in pugno e i quarti di finale di Europa League da disputare… per adesso non è male. Anzi, per certi aspetti va anche meglio dell'anno scorso. Però serve vincere, non basta arrivare più secondi né accontentarsi della qualificazione alla Coppa.

La società ha preso una squadra fallita e adesso è stabilmente in Champions e non ha debiti – ha aggiunto il tecnico -. Stiamo attenti a non fare il passo più lungo della gamba. C'è la volontà di crescere, di vincere, ma facciamo anche attenzione a rispettare le regole che ci impongono. Stiamo investendo nei giovani, come dimostrano Meret e Fabian Ruiz. La nostra strada per arrivare a vincere è questa.

Da Sheva a Ronaldo, una carriera al fianco dei campioni

Momento amarcord. Per un tecnico che ha vinto tutto ed è stato seduto sulle panchine più prestigiose aprire il baule dei ricordi significa guardare la propria vita attraverso un caleidoscopio di emozioni ed esperienze, di grandi calciatori con i quali ha lavorato.

Ho avuto portieri come Peruzzi, Van Der Saar, poi Buffon, Dida, Abbiati, Cech, Sirigu, Casillas, Diego Lopez. Chi è il mio calciatore preferito? Impossibile sceglierne uno solo. Se dicessi Cristiano Ronaldo mi scorderei Ronaldo il brasiliano, Drogba, Inzaghi che con me ha fatto 300 gol, poi c'è Sheva…