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Calcio e integrazione, la storia dell’Asd San Benedetto

Nella provincia bolognese nasce la prima squadra composta interamente da minori rifugiati in Italia.
A cura di Giuseppe Cozzolino
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Una bella storia di integrazione che arriva dalla provincia bolognese: è nata infatti la prima squadra composta interamente da giovanissimi calciatori rifugiati in Italia. Si tratta dell'Asd San Benedetto Val di Sambro, società che milita in Prima Categoria e ha iscritto la formazione composta esclusivamente da minori rifugiati nel campionato di calcio a 7 organizzato dall'Uisp di Bologna. Un modo sicuramente efficace per favorire l'integrazione di questi giovani, arrivati su un barcone dalla Libia, dopo una traversata del Sahara che avrebbe potuto ucciderli.

Provengono tutti da Paesi in gravissime difficoltà economiche (come si evince dal servizio de Il Fatto Quotidiano): dal Burkina Faso al Gambia, passando per il Ghana, la Nigeria ed il Sudan, con questi ultimi Paesi dilaniati da guerre intestine di cui in Europa si conosce poco. Per i giovani arrivati tra mille peripezie in Emilia, adesso c'è la possibilità di lasciarsi alle spalle un po' di miseria e provare a costruirsi un futuro. "Sono in Italia da appena sei mesi", spiega Anna Viola Toller, operatrice della Cooperativa Camelot che ha preso in consegna i ragazzi, "ed ognuno di loro potrebbe raccontarci un mondo fatto di sacrifici, di difficoltà e di guerra".

A farsi carico delle spese, che vanno dalle iscrizioni ai tesserini passando per il materiale tecnico, è stata la formazione dell'Asd San Benedetto Val di Sambro stessa. I giovani rifugiati hanno già esordito, seppur senza gloria: sconfitta per 4-1, ma tanti sorrisi comunque a fine gara. "Sono davvero felice di essere in Italia, siamo in buone condizioni, andiamo a scuola e ogni tanto giochiamo a calcio", spiega uno dei ragazzi della squadra, un sedicenne che arriva dal Gambia. Che ha già un sogno: "Vorrei giocare nell'Arsenal", spiega. E chissà che qualcuno di loro non riesca davvero ad imporsi nel cosiddetto "calcio che conta", magari già nel prossimo futuro.

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