Calciatore morto a 15 anni, servirà un mese per capire cosa è successo

Servirà un mese per capire cosa è successo al calciatore di 15 anni, G. C., morto domenica scorsa all'ospedale Santa Maria della Scaletta di Imola, dove era stato trasportato dal 118 venerdì pomeriggio, intorno alle 18.20, dopo un arresto cardiaco avvenuto negli spogliatoi al termine di un allenamento di calcio, in località Ponticelli. Inutile l'arrivo dei soccorsi (ambulanza e auto medica) e di ogni tentativo di salvargli la vita attraverso procedura di defibrillazione e rianimazione cardiopolmonare praticate sul posto, proseguiti sul mezzo di soccorso e poi in ospedale. Trasferito in terapia intensiva, alle 9.30 di domenica è stata attivata la procedura di osservazione per l'accertamento di morte cerebrale del ragazzo. Poco dopo i familiari hanno fornito il consenso alla donazione di organi.
Su quanto accaduto al 15enne calciatore (categoria allievi) del Sanpaimola l'Azienda ospedaliera ha disposto un accertamento per analizzare i campioni prelevati dal cuore del giovane che giocava regolarmente a calcio da anni e – a quanto si è appreso, come raccontato da Il Resto del Carlino – era sottoposto a regolare visita sportiva. Al momento non c’è alcuna inchiesta penale aperta ma con l'ausilio di periti di fiducia la famiglia del 15enne cercherà di verificare l’esistenza di eventuali patologie o malformazioni sconosciute finora ai familiari stessi.
In attesa dei risultati, il primo riferimento è alla presenza del defibrillatore nell’impianto sportivo. La norma prevede l’obbligatorietà della presenza dell’apparecchio in ogni campo sportivo. Non basta, però, perché occorre che ci siano anche personale addetto, in grado di utilizzarlo nel contesto della procedura di soccorso. La norma al riguardo chiarisce anche che queste prescrizioni sono obbligatorie solo nell’ambito di un contesto di gara.