In Brasile, una nazione che registra 50 mila omicidi all'anno, garantire la sicurezza durante i Mondiali più costosi di sempre, 11-13 miliardi di dollari, è di primaria importanza. Ma il fine giustifica i mezzi? Due dozzine di agenti sono sotto accusa per la morte di un sospetto, torturato dai poliziotti. La scorsa settimana, poi, la morte del ballerino 26enne Douglas Rafael da Silva Pereira ha scatenato la violenza nella favela di Pavao-Pavaozinho, distante solo qualche centinaio di metri dagli impianti in cui si svolgeranno le gare di nuoto alle Olimpiadi del 2016. I residenti hanno alzato barricate di pneumatici e negli scontri successivi, scrive il quotidiano O Globo, un residente è stato sparato e ucciso e un bambino di 12 anni è rimasto ferito.

PACIFICAZIONE?Dal 2008, il governo ha creato nello stato di Rio 37 “unità di polizia di pacificazione” per tenere sotto controllo le favelas. L'ultima operazione in ordine di tempo si è conclusa il 5 aprile, quando 2700 agenti federali hanno occupato il Complexo da Mare, nota favela che si estende per 10 chilometri quadrati in cui abitano oltre 130 mila persone spalmate in 15 quartieri, fra case di cemento con i fili elettrici a vista. “Non è stata un'operazione pacifica perché la favela era controllata da tre gang rivali di trafficanti di droga” ha spiegato il generale Roberto Escoto, che ha condotto l'operazione, alla CNN. Gli agenti resteranno sul posto fino al 31 luglio, due settimane dopo la conclusione dei Mondiali. Amnesty International Brasile ha dichiarato che l'operazione ha mostrato che la sicurezza pubblica è un diritto garantito per tutti ma allo stesso tempo ha ammonito che “le favelas non dovrebbero essere trattate come un territorio nemico da conquistare; la battaglia contro elementi della criminalità non dovrebbe portare alla criminalizzazione dell'intera comunità. Questo modello di intervento” si legge nel comunicato dell'organizzazione, “rischia di essere esteso ancora con l'avvicinarsi dei Mondiali e potrebbe portare alla violazione dei diritti umani, perché le forze armate non hanno una formazione adeguata e abbastanza esperienza nel dialogare con la società civile”.

COME IN IRAQ – I timori sulle violenze e i possibili eccessi della pacificazione stanno aumentando anche per il coinvolgimento della compagnia un tempo nota come Blackwater. Ventidue tra agenti della polizia federale brasiliana e soldati, ha scritto l'agenzia di stampa EFE il 23 aprile, stanno ricevendo formazione specifica in una delle strutture della compagnia in North Carolina. Blackwater è stata fra i contractor del governo Usa in Iraq, dove è stata coinvolta in 195 sparatorie tra il 2005 e il 2007: in 163 casi, il personale della compagnia ha sparato per primo. Blackwater è diventata tristemente famosa il 16 settembre 2007 quando 17 civili iracheni sono stati colpiti a morte e altri 20 sono stati feriti a Nisour Square, a Baghdad, senza giustificazione e in totale violazione delle regole sull'uso della forza cui i contractor all'epoca dovevano obbedire. Del coinvolgimento di Blackwater si parla già in un cablo dell'ambasciata Usa a Brasilia del 2009, rivelato da Wikileaks, come scrivono Dave Zirin e Jules Boykoff su The Nation. “Le nuove preoccupazioni sulla situazione delle infrastrutture in Brasile, insieme alla necessità di affrontare le sfide organizzative in preparazione dei Mondiali 2014 e alle Olimpiadi 2016, forniscono agli Usa l'opportunità di impegnarsi nello sviluppo e nella protezione delle infrastrutture e nella cyber security. Un'opportunità che sta prendendo forma con il coinvolgimento in Brasile di Academi”.

NUOVA LEGGE – Cresce anche l'allarme per la proposta di legge anti-terrorismo di cui si discute al Congresso brasiliano: nel disegno di legge si prevede una pena da 15 a 30 anni per chi “causa o diffonde terrore mettendo in pericolo, o anche solo minacciando di mettere a rischio, la vita, l'integrità o la libertà di una persona”. Il governo sostiene che sia indispensabile approvarla prima dell'inizio dei Mondiali, ma per i manifestanti e le organizzazioni non governative la proposta è pericolosamente vaga e potrebbe permettere alle forze di sicurezza un potere di arresto senza precedenti. La presidentessa Dilma Rousseff è a un bivio molto complicato, dal punto di vista politico e personale. Ex guerrigliera torturata durante la dittatura, conosce bene i pericoli che si nascondono dietro un apparato di sicurezza troppo potente, ma sa altrettanto bene che le sue chance di rielezione, a ottobre, passano per l'immagine pubblica che il Brasile saprà dare durante i Mondiali. Il sottosegretario responsabile dei grandi eventi per lo stato di Rio, Roberto Alzir, ha confermato che le autorità non si aspettano la stessa intensità di proteste vissuta l'anno scorso durante la Confederations Cup. “Dobbiamo comunque essere pronti per ogni scenario” ha dichiarato al quotidiano inglese The Observer, “perché in qualunque evento di questa portata, in qualunque nazioni, ci sono gruppi che provano ad avvantaggiarsi della visibilità per promuovere le loro cause. Le autorità faranno ogni sforzo perché questo avvenga in maniera pacifica e ordinata, senza pregiudicare l'evento”. La nuova proposta di legge è stata fortemente criticata da Humberto Costa, leader del Partito dei Lavoratori al Senato. “Una legge anti-terrorismo serve, ma questa non definisce il reato di terrorismo, ma crea una zona franca in cui lo stato è lasciato libero di criminalizzare un gran numero di attività, come la protesta sociale”. “Un paese che intende restare una democrazia, non può permettersi una legge così” conclude Joao Tancredo, presidente dell'Istituto dei Difensori dei Diritti Umani. “Non si può paragonare un manifestante a un terrorista. È da irresponsabili. Nemmeno la dittatura era arrivata a tanto”.