Brandi Chastain, dal Mondiale in reggiseno alla ricerca per i traumi sul cervello
Un’immagine che è entrata di diritto nella storia del calcio e dello sport. Impossibile dimenticare l’esultanza di Brandi Chastain, in ginocchio sul terreno di gioco e in reggiseno dopo essersi tolta la maglia per festeggiare il secondo Mondiale vinto dagli Usa. In quel giorno del 1999 l’atleta americana segnò il rigore decisivo che stese la Cina nell’ultimo atto della rassegna iridata mandando in visibilio il Rose Bowl di Pasadena e un’intero Paese. Pioggia di copertine per la Chastain che regalò dunque al calcio una popolarità incredibile negli States che anche grazie a quella spontanea esultanza prese ancora più confidenza con il pallone.
Iniziativa nobile
Tanti anni dopo, il nome di Brandi Chastain torna attuale per un’iniziativa lodevole e nobile che inevitabilmente le ha permesso di conquistare una rinnovata e meritata popolarità in patria e non. A 47anni suonati, l’ex atleta ha deciso che al momento della sua morte, donerà il proprio cervello ai ricercato della Boston University per una giusta causa. Gli scienziati potranno approfondire così gli studi sulla Cte (Chronic Traumatic Encephalopathy), ovvero una malattia neurologica degenerativa, simile alla famigerata SLA. Un male che può essere accertato solo dopo la morte: infatti sono state trovate tracce dello stesso nei cervelli di ex pugili, giocatori di hockey e calciatori. Infatti potrebbe esserci un legame forte tra la malattia e i traumi subiti dagli sportivi durante la loro attività fisica.
Vietare i colpi di testa agli under 14
La stessa Brandi Chastain durante la sua carriera ha spiegato di aver colpito il pallone di testa tantissime volte. Queste le sue parole a Usa Today: “Non ho mai avuto alcun tipo di sintomo che potrebbe essere associato a una malattia neurologica in questi anni. Ma, adesso, che con l’età inizi a dimenticare nomi o il motivo per cui sei entrata in una stanza cominci a farti delle domande. Voglio contribuire alla ricerca. Magari le informazioni sul mio cervello potranno suggerire che forse prima dei 14 anni è meglio evitare di colpire la palla con la testa”. La campionessa che attualmente allena una squadra di ragazzini è una promotrice dell’organizzazione Safer Soccer che si batte per evitare agli under 14 di usare la testa nel calcio. Finora sono 2307 i cervelli donati alla ricerca e al gruppo di studiosi della dottoressa McKee che dimostra come siano fondamentali donazioni come quella della Chastain: “Sappiamo talmente poco su come il genere, maschile e femminile, influenzino questo tipo di malattia, che la sua donazione apre una strada importantissima”.