Italiano di nascita, ma britannico di ispirazione calcistica. È Fabio Borini, l'ultimo acquisto della ricca campagna trasferimenti del Milan già arrivata a quota cinque con il suo innesto. Classe '91, è stato prelevato dal Sunderland, dove ha disputato le ultime due stagioni, tra alti e bassi. Nell'ultimo torneo 24 presenze e 2 gol, a fronte di 1741 minuti di impiego.

Gli inizi al Chelsea, l'exploit alla Roma

Cresciuto nelle giovanili del Bologna, nel 2007 prende il coraggio a due mani e sceglie di attraversare la Manica per accasarsi al Chelsea, dove nel 2008-2009 diventa il capocannoniere della squadra riserve; nel 2009, quindi, fa il suo esordio in Champions con Ancelotti e poi arriva anche quello in Premier. Nel 2011 il passaggio allo Swansea in Championship, dove in soli tre mesi contribuisce alla prima storica promozione nella massima serie, grazie anche a sei gol in nove partite. L'anno successivo il Parma lo rileva a costo zero, ma lo cede subito a caro prezzo alla Roma di Luis Enrique, dove strappa subito applausi e una maglia da titolare con 9 gol in 24 presenze. I giallorossi monetizzano subito la sua cessione al Liverpool, ma con i Reds nel 2012-2013 le presenze sono solo 13 a fronte di un gol. Passa quindi in prestito al Sunderland, dove contribuisce alla salvezza con 7 centri e il resto è storia recente con un'altra stagione a far da comparsa al Liverpool (12 e 1) e due nuovamente al Sunderland con 7 reti in 44 gare.

Attaccante di cuore, maratoneta come la madre

Buona struttura fisica, alto e longilineo (180 centimetri per 73 chilogrammi), Fabio possiede buona tecnica individuale, rapidità di gioco, forza fisica e capacità di svariare su tutto il fronte d'attacco. Può essere impiegato da prima o seconda punta, essere l'unico riferimento, o agire a supporto di un altro elemento. Generoso, si spolmona in rincorse e pressing, che spesso lo fanno arrivare poco lucido sotto porta. Ha una grande resistenza, che gli proverrà geneticamente dalla mamma, ultramaratoneta capace di concludere gare da 100 chilometri nel Sahara. Se nonostante il fatturato ridotto, però, molti allenatori non rinuncerebbero a lui un motivo ci sarà.

Cosa fare al fantacalcio

Il fatturato ridotto inevitabilmente non lo pone in prima linea nelle possibili gerarchie, né del Milan, né del fantacalcio. Può essere un buon complemento, specie se dovesse trovare feeling con Montella e con gli altri elementi del reparto d'attacco. Ai fantallenatori il suggerimento di inserirlo come quinto o sesto del reparto d'attacco.