Il Benevento prova a fare la voce grossa in questa seconda parte di stagione in cui si ripresenta in campo forte di una campagna invernale importante. I giocatori sono arrivati, così come i primi importantissimi punti. L'ambiente è carico, sognare non costa nulla e finchè non ci sarà la matematica a decretare il possibile ritorno in Serie cadetta, c'è chi si vuole giocare tutte le carte a propria disposizione.

E' la missione che si è prefissato De Zerbi, allenatore subentrato a Baroni ma già oramai adottato da una tifoseria che ne ha capito la voglia di far bene. E di togliersi qualche sassolino durante il girone di ritorno regalando sgambetti alla prima occasione come nel caso del posticipo serale all'Olimpico contro la Roma, fulminata dal gol di Guilherme che ha gelato i giallorossi.

Mission impossible: salvezza.

Mercato di riparazione.

Anche perché nella rosa attuale ci sono giocatori dal passato importante e prestigioso, di chi il grande calcio l'ha vissuto in prima persona e ora prova a regalarlo in provincia, magari con il fiocco della salvezza a maggio. Un compito improbo, visto un girone d'andata imbarazzante e che ha ovviamente condizionato rendimento, stimoli e autostima.

Sognare non costa.

Il deus ex machina è stato ovviamente il patron, Oreste Vigorito che ha messo mano al portafoglio e dato via libera al proprio tecnico per trovare giocatori importanti e utili alla causa. Tra questi c'è stato anche l'ingaggio low cost (arrivato a parametro zero perché svincolato) dell'ex Arsenal, Sagna. Un giocatore d'esperienza e con una mentalità vincente.

La verità di Vigorito.

Ma come è riuscito il presidente del Benevento a portare un giocatore da Champions League in Campania? Presto svelato anche questo ultimo mistero di mercato. A svelarlo lo stesso numero uno giallorosso, tra il serio e il faceto.

Come ho convinto Sagna? Potrei averlo trovato ubriaco. Gli ho parlato durante una sua visita a Napoli, magari non si sarà innamorato della città, ma gli ho fatto venire voglia di tornare bambino e di rincorrere un sogno. Nei pochi giorni che è stato qui è già stato un esempio di professionalità, campioni non si diventa per caso. E’ un grande uomo ancor prima che un grande calciatore.