Belgio come Rocky, sempre all’attacco: fascino e maledizione della Generazione d’Oro
“Se il Belgio vuole vincere il Mondiale – scrive Eric Betts su Slate – le sue partite dovrebbero diventare come il combattimento di Rocky IV, una serie di colpi devastanti e difese che servono a caricare il pugno successivo”. È la bellezza come limite di una generazione d'oro alla migliore, e forse ultima, occasione di realizzare un sogno. Il Belgio, che ha segnato almeno tre gol in dieci delle ultime 15 partite, da 21 incontri non conosce sconfitta. E ha davanti l'unico attaccante in gol di destro, di sinistro e di testa a Russia 2018, quel Lukaku che ha eguagliato il record nazionale di Wilmots di 5 reti in Coppa del Mondo.
De Bruyne mediano e critico
Il 3-4-3 di Martinez vede De Bruyne come il creativo dei due mediani. Witsel, che pure nelle ultime stagioni ha giocato più avanti, gli garantisce copertura. Galleggia in mezzo, De Bruyne, insegue l'apertura di spazi senza palla fra le linee, ma non sono certo i movimenti che l'hanno reso una mezzala devastante al Manchester City di Guardiola. Sono diversi anche gli interpreti, non c'è dubbio, e in nazionale manca il tempo per affinare una struttura altrettanto sottilmente complessa. Dopo l'ultima amichevole pre-Mondiale contro il Messico, però, De Bruyne è stato chiaro e critico. "Siamo troppo difensivi" ha detto. La posizione che Martinez gli affida evidentemente non gli piace. Contro la Tunisia, De Bruyne è impostato da mediano classico. Non distribuisce più di sei passaggi a nessun compagno, e il principale destinatario rimane Alderweireld, e ne riceve più di dieci solo da Witsel (13).

Per aprire, invece, le due compatte linee di difesa di Panama, si è mosso diversamente. Ha costruito il principale triangolo a destra con Mertens e Meunier. Aumenta la profondità, si complicano le scelte di Gomez, il centromediano caraibico: aggredire De Bruyne e scoprire Davis, il terzino sinistro, alle spalle? O aiutare sulla fascia e aumentare i gradi di libertà di De Bruyne? Ma c'è un secondo effetto, non meno rilevante. La densità sul fronte destro genera inattese possibilità a sinistra. E in fondo è questa la chiave della posizione di De Bruyne, che diventa l'indiretto motore del pensiero creativo di Hazard.
Hazard non è un azzardo
Funziona l'interazione con Carrasco, abituato a ruoli più offensivi, e dunque naturalmente propenso ad occupare una posizione più avanzata e più larga. Con le spalle coperte e una configurazione tattica stabile, presidia lo spazio di mezzo. Contro la Tunisia, il meccanismo è più oliato e molto più evidente.
Hazard segna due gol, compreso il secondo più veloce nella storia del Belgio ai Mondiali dopo l'1-0 di Leopold Anoul all'Inghilterra nel 1954. Dopo aver mancato la rete nei precedenti undici tiri in nazionale, va in gol due volte su quattro conclusioni nel 5-2 che proietta le Furie Rosse agli ottavi. Aggiunge 47 palloni toccati e tre occasioni create, rinforza l'elemento centrale dell'identità belga nella gestione Martinez: aumentare densità e circolazione del pallone sul fronte destro per ribaltare il gioco sul lato debole superata la seconda linea di pressing.
Lukaku da record, Batshuayi rivelazione
A questa costruzione identitaria partecipa e non da isolata comparsa il primo giocatore a segnare almeno due gol in due partite consecutive al Mondiale. Nessuno ci era più riuscito dopo Maradona a Messico '86, dalla doppietta di irregolare malizia e inesauribile astuzia all'Inghilterra bissata poi in un più canonico 2-0 al Belgio. E che sia proprio un belga figlio della decolonizzazione che ha fatto di ogni partita dai sei anni in poi una finale. In palio la sicurezza della famiglia, il rispetto di una promessa a suo nonno.
Ha una rivincita da prendersi, contro i genitori delle squadre contro cui giocava da ragazzo e ogni volta chiedevano che fosse controllato il suo cartellino, contro i belgi che ancora oggi “vogliono vedermi fallire”. Ma, come ha scritto in uno dei racconti di più forte potenza espressiva su The Player's Tribune, “queste persone non c'erano quando mettevamo l'acqua nei cereali. Se non eravate con me quando non avevo niente, allora non potete capirmi”.
Non erano con lui nemmeno i difensori di Panama e Tunisia. E non hanno potuto capirlo, non hanno potuto fermarlo. Lukaku è semplicemente ovunque. Occupa lo spazio di mezzo dal lato destro, offre un'opzione per un passaggio diagonale, moltiplica le possibilità fra le linee. Possibilità che nel primo tempo contro Panama, il Belgio ignora: tocca solo sette palloni. E Hazard dirà che Lukaku si è un po nascosto per lunghi tratti della partita. Ma al secondo passaggio che riceve da De Bruyne, segna. E non si ferma.
“Negli ultimi tornei che abbiamo giocato” ha detto alla BBC, “ci siamo dati aspettative troppo alte. Ora cerchiamo solo di divertirci. Il calcio è divertimento, è giocare. Giocare per vincere, certo, e quando ottieni entrambe ti diverti molto di più. Contro la Tunisia abbiamo giocato molto meglio, ma dobbiamo migliorare ancora”.
Si diverte eccome, quando entra, Batshuayi che entra per Hazard e come lui si muove fra le linee nel corridoio di sinistra. Gioca 26 minuti ma gli bastano per segnare un gol, completare 26 passaggi e tentare sei tiri: nessun giocatore partito dalla panchina era mai riuscito a concludere così spesso in un Mondiali dai tempi di Trezeguet contro l'Arabia Saudita nel 1998”.
Possibile una difesa a quattro?
Nella bellezza offensiva del Belgio di Martinez si nasconde il marchio di una potenziale fragilità che avversarie più quotate e propositive potrebbero finire per esacerbare. Ed è tutta dall'altra parte del campo. La difesa si regge su Vertonghen e Alderweireld, fondamentale la sua presenza per l'equilibrio con e senza palla. Kompany, che si è di nuovo infortunato in amichevole, ha saltato le prime due partite.
Ha giocato Boyata, e un certo downgrade in qualità non si può negare. Con una squadra destinata ad allungarsi e ad aumentare gli spazi fra difesa e centrocampo in fase di spinta, il rischio che i tre dietro abbiano troppo campo da coprire rimane. Certo, Martinez di fatto non ha convocato terzini, a parte Meunier ma per farlo giocare da ala disciplinata, segno che non ha intenzione di derogare alla sua visione. Ma proprio Meunier potrebbe arretrare nel suo ruolo naturale, con Vertonghen magari spostato nel ruolo di terzino sinistro che non gli è estraneo.
È solo un'ipotesi, d'accordo, ma creare un 4-2-3-1 mobile con la possibilità di avanzare De Bruyne darebbe qualche opzione in più in regia con Fellaini o in copertura con Tielemans. “Il 3-4-3 ha aiutato il Chelsea a vincere la Premier l'anno scorso e io l'ho usato al Wigan nel 2009” ha detto al Guardian Martinez, che ha riconosciuto nelle critiche di De Bruyne dopo l'amichevole contro il Messico un desiderio di comprensione delle sottigliezze tattiche e un desiderio di miglioramento. “Ma il sistema è un punto di partenza, sono più interessato alla mentalità, a come giochiamo”. Contro l'Inghilterra, il “come” potrebbe fare la differenza e indicare fin dove il Belgio potrà spingersi col suo calcio alla Rocky IV.