"Ritengo abbia problemi di autostima, ha paura di perdere. Non tanto le partite, quanto il potere e l'autorità". Con queste parole l'ex medico sociale del Bayern Monaco, Hans-Wilhelm Müller-Wohlfahrt, ha descritto Pep Guardiola nel suo libro. Nelle brevi anticipazioni apparse sul quotidiano tedesco Bild il medico ha parlato del rapporto conflittuale che ha avuto con l'allenatore catalano nella sua permanenza di Baviera.

Se fin da subito Pep non si era mostrato molto tranquillo nel dialogo, Müller-Wohlfahrt ha affermato che il punto più alto di conflitto arrivò in seguito alla sconfitta per 3-1 contro il Porto in Champions League che fu ribaltata al ritorno: "Per motivi incomprensibili la colpa della sconfitta col Porto è stata attribuita allo staff medico. Un rapporto sano, basato sulla fiducia, non è dunque più possibile".

Müller-Wohlfahrt: Con Guardiola si viveva clima diverso

Il medico sociale del Bayern Monaco non ha mai avuto un rapporto semplice con i tecnici, da Trapattoni a Klinsmann in molti criticavano la durata dei recuperi, ma con Pep Guardiola il conflitto è arrivato alle stelle:

Con Guardiola si viveva un clima diverso. Di giorno in giorno era sempre più chiaro che non si fidasse di me e del mio staff. Da una parte non si interessava all'aspetto medico dei problemi, dall'altra pretendeva miracoli. Già al terzo giorno mi ha parlato con tono aggressivo: "Pensavo di arrivare nel miglior centro medico al mondo, invece abbiamo due giocatori infortunati da mesi che, stando alla diagnosi iniziale, avrebbero dovuto già essere a disposizione". Pretendeva fossi presente a ogni allenamento. Gli dissi che per me il Bayern era una questione di cuore, ma che avevo il mio studio.

Müller-Wohlfahrt: Mi dimisi dopo 38 anni per colpa sua

Infine, all'interno delle anticipazioni del libro di Hans-Wilhelm Müller-Wohlfahrt si parla della sua scelta di dimettersi da medico sociale del club bavarese dopo 38 anni perché non poteva più sopportare gli attacchi di Guardiola:

Inizialmente Guardiola mi venne contro pensando fosse una cosa semplice, quando gli fu chiaro l'appoggio che avevo da club e giocatori si irritò. Voleva rivoluzionare tutto, pensando di saperne più degli altri. Riteneva bastassero 5 minuti di riscaldamento, ma non è così. E infatti gli infortuni sono aumentati sensibilmente. Non gli interessavano i miei rapporti sugli infortunati, quando volevo parlargli si girava dall'altra parte e se ne andava. Ogni volta che dicevo che un giocatore doveva fermarsi per problemi muscolari si arrabbiava. Per lui gli atleti potevano giocare. Un giorno ci confrontammo a colazione. Non potevo accettare che un uomo che aveva tanti anni di vita quanti io di lavoro mettesse in dubbio la mia professionalità. Alzai la voce per la prima volta in tanti anni, battei i pugni sul tavolo con tale violenza che piatti e bicchieri saltarono. Poi, dopo la partita persa col Porto venni attaccato di fronte a tutta la squadra. Diceva che da noi gli infortuni duravano sei settimane e in Spagna due. Tornato a Monaco parlai con colleghi e famigliari e decisi di dimettermi dopo 38 anni di servizio.