Sarri è un allenatore che ha dimostrato di saper dare uno stile alle proprie squadre, una identità. Ormai il mondo va a una velocità così grande che se non ti rinnovi cadi nell'antichità. Maurizio alla Juventus sarebbe una rivoluzione importante.

E' così che Arrigo Sacchi nell'intervista a Radio Capital parla del prossimo, possibile trasferimento di Maurizio Sarri dal Chelsea alla Juventus. Sul tavolo ci sono ancora alcuni nodi da sciogliere: il tecnico che deve discutere la propria posizione con il club, l'indennizzo di circa 6 milioni di euro da pagare per liberarlo dai Blues. Tutto lascia presagire – salvo colpi di scena – che l'ex allenatore del Napoli tornerà in Italia nella prossima stagione per sedersi sulla panchina dei bianconeri: da acerrimi rivali asserragliati in quel Palazzo che avrebbe voluto conquistare facendo la rivoluzione-scudetto a futuri compagni di viaggio, il passo è breve e nel giro di un anno tante cose possono cambiare. Compreso il ragionamento che "per questioni professionali capita di andare altrove", come dichiarato nelle interviste del post partita.

Mi ha fatto un gran piacere la vittoria del Chelsea di Sarri. Altrimenti dicono sarebbe finito in quella categoria di allenatori di cui dicono ‘è bravo ma non vince mai'. Ha vinto meritatamente. Ha vinto una partita non facile, ha degli ottimi giocatori, che però in generale giocano poco per la squadra.

A Napoli era considerato il ‘comandante', il condottiero capace di regalare una visione al popolo di tifosi azzurri fino a creare la massima coesione possibile per tentare l'assalto allo scudetto che mancava da oltre 30 anni. A suo modo, con un'identità di gioco molto netta, ha scritto una pagina bella e importante del calcio italiano. Nel fare i complimenti a Sarri, Sacchi punta l'attenzione proprio su questo aspetto.

Ho sempre pensato che l'allenatore dovrebbe essere insieme sceneggiatore e regista, mi piacciono quelli che danno uno stile alla squadra. In Italia ce ne sono solo quattro o cinque, quelli che sono buoni strateghi, quelli che danno un'impronta alla propria squadra. Tutti gli altri altri sono solo dei tattici e non li distingui l'uno dall'altro. Il primo degli strateghi è Ancelotti. Poi c'è Gasperini, un altro allenatore che ha dato stile e coraggio alla sua squadra.