Era considerato uno dei portieri più promettenti del calcio italiano. Angelo Pagotto capace di vincere da protagonista il Campionato Europeo nel 1996 con la Nazionale Under 21 (davanti a Buffon, in una squadra zeppa di futuri campioni come Nesta e Totti), si è invece perso per strada. Dai flop in campo, alla doppia squalifica per doping, una carriera finita male per il classe 1973 che dopo aver scontato una squalifica lunghissima è uscito fuori dal giro. Oggi, l'ex estremo difensore lavora da magazziniere con il sogno però di un ritorno nel mondo del calcio alla ricerca del riscatto.

Angelo Pagotto e la vittoria dell'Europeo Under 21 contro la Spagna di Raul

Angelo Pagotto ha vissuto due vite. Nella prima, il classe 1973 di Verbania sembrava destinato a diventare uno dei portieri più forti d'Italia. Una carriera in crescendo, e una notte magica e storica vissuta con la maglia azzurra. Ai microfoni di Gianlucadimarzio.com, l'ex estremo difensore è tornato a parlare della vittoria degli Europei Under 21 a Barcellona contro la Spagna. Un'impresa in cui il giovane Pagotto, estremo difensore in una squadra in cui militavano anche Buffon, Totti e Nesta, mise la sua firma parando due rigori a De la Pena e Raul: "Ancora oggi faccio fatica a credere di aver vissuto quel momento".

Il perché del flop al Milan

Tante le maglie vissute in carriera con alterne fortune, con la grande occasione arrivata al Milan prima e alla Sampdoria poi. Qualcosa però andò storto: "Mi chiamò il Milan. Avrei dovuto capire che era troppo presto per fare quel passo. L’anno prima avevo avuto la forza di rifiutare la chiamata di Moggi alla Juve, quell’estate invece ascoltai i consigli del mio procuratore. Fu un disastro. Feci panchina per mesi, poi Sacchi mi diede una possibilità viste le incertezze di Rossi. All’inizio andò bene, poi tornai a sedere dopo una sconfitta contro il Parma". Troppo grave l'errore commesso contro la sua ex squadra Samp, con un gol "regalato" ai blucerchiati: "Il destino mi punì Non ero pronto per quel contesto. Avevo bisogno di un clima familiare per rendere, come quelli di Pistoia e di Genova”.

Le accuse di Gaucci sul match Perugia-Juventus

L'avventura al Perugia sembrava aver permesso a Pagotto di ritrovare serenità, ma anche in quell'occasione finì nell'occhio del ciclone, per le accuse pesantissime del suo presidente dell'epoca Gaucci: "Alla prima partita del campionato perdemmo 4-3 in casa con la Juventus. Pioveva a dirotto, sia io che Peruzzi commettemmo degli errori. Alla fine il presidente Gaucci disse che mi ero venduto la partita. Alessandro Moggi era il mio procuratore, nella sua testa avevo fatto un favore al padre. Mise in mezzo anche Tovalieri. Chiese a Castagner di escluderci. E il mister lo assecondò".

Pagotto, la cocaina e la squalifica. I retroscena

All'improvviso però ecco il colpo del ko, arrivato con le due squalifiche per doping prima a Perugia e poi a Crotone. Pagotto punito in tutto con 10 anni di squalifica, ammette solo in parte le sue responsabilità: "A Perugia pensai subito a un errore. Non avevo mai avuto lontanamente a che fare con certe sostanze. La magistratura aprì un’indagine. Fu appurato che il controllo era stato fatto senza le dovute norme di sicurezza. Un inquirente mi disse testualmente che aveva capito che era stato commesso un reato ma non c’era la pistola fumante. Fui licenziato dal Perugia per giusta causa. Persi un contratto importante e la reputazione. Io so la verità e questo mi basta. Quando ho sbagliato, l’ho ammesso. Ma quella volta ero innocente e lo ripeterò fino alla morte. Fui analizzato anche nelle settimane precedenti e in quelle successive. Solo quella volta i valori erano sballati". Per quanto accaduto a Crotone invece Pagotto fa mea culpa: "Mentre riempivo quella provetta non pensavo alla cazzata che avevo fatto. Avevo sniffato più di dieci giorni prima, non valutando le conseguenze di quella follia". 

Che fine ha fatto Pagotto, lavora come magazziniere

Cosa fa oggi Pagotto? Lavora come magazziniere in un'azienda tessile di Prato: "Questa è la mia vita oggi. Sette ore al giorno. Non mi spaventa, ringrazio mia sorella che mi ha trovato quest’impiego. Da quando ho dovuto smettere col calcio, mi sono rimboccato le maniche. Ho fatto il cuoco, il pizzaiolo, sono andato in Germania. Ho lavorato di giorno e di notte, lavando piatti e riprendendo in mano la mia vita. Sono ancora in piedi”.

Il sogno di tornare a lavorare nel mondo del calcio

Il sogno nel cassetto è quello di tornare a lavorare nel calcio, magari come preparatore dei portieri: "Mi ha chiamato la Lucchese. Da questa settimana inizio a collaborare con loro. Farò il preparatore dei portieri. So benissimo che stanno fallendo e non c’è un centesimo, ma per me è una gioia impagabile. Torno ad assaporare il campo, toglierò ore al mio lavoro, ma è un investimento su me stesso. Vorrei che il calcio tornasse a essere la mia professione. Ne ho bisogno, è sempre stata la mia vita. Gioco un torneo amatoriale, si chiama Intersociale. Ho ritrovato qualche vecchio compagno e giovani accaniti. Vado in palestra ogni giorno per farmi trovare pronto. Ci tengo a non fare brutte figure. Non fumo, bevo un bicchiere ogni tanto e curo l’alimentazione. Ho una nuova compagna che mi ha aiutato a girare pagina. Stiamo insieme da sette anni, presto ci sposeremo”.