Morto sul campo di calcetto perché anche a 74 anni Angelo Cappellazzo, ex attaccante del Torino, non rinunciava a coltivare la passione di una vita. Giocare a pallone è come tornare ragazzini, fermare il tempo e fare un salto all'indietro nel passato spostando le lancette dell'orologio a 54 anni fa, quando indossò con orgoglio la maglia granata. Mica una qualunque? Quella del mitico Toro, quella della Grande squadra che ancora oggi rappresenta un caposaldo nella storia sportiva italiana, quella di Mazzola, Meroni poi di Pulici.

Angelo Cappellazzo (tra gli accosciati, il quarto da sinistra) in una foto risalente a quando vestiva la maglia del Legnano
in foto: Angelo Cappellazzo (tra gli accosciati, il quarto da sinistra) in una foto risalente a quando vestiva la maglia del Legnano

A Brandizzo, nell'impianto di via Malonetto, s'è consumata la tragedia. Una partitella tra mici alle porte di Torino, una ‘classica' del venerdì sera quando né le Coppe né il campionato occupano le serate di chi il calcio lo respira assieme al profumo dell'erba rasata di fresco. Angelo Cappellazzo, l'ex ‘ragazzo del Filadelfia (chi ha i capelli bianchi sa che valore ha essere chiamato così), ha avvertito un malore e poi si è accasciato al suolo prima che il match iniziasse.

A pochi minuti dall'inizio della partita il suo cuore è entrato in crisi ed è collassato. Gli amici hanno subito chiamato il numero unico 112 e, in attesa che arrivassero i soccorsi, gli hanno prestato assistenza seguendo le indicazioni del medico. Ogni tentativo di rianimarlo s'è rivelato vano. Quando sono arrivati i soccorsi era già morto. Sul posto sono arrivati anche i carabinieri della compagnia di Chivasso per gli accertamenti di rito.

Angelo Cappellazzo aveva debuttato in Serie A a 20 anni, era il 3 settembre 1965 e per lui fu come toccare il cielo con un dito. Era uno dei giovani del vivaio del Toro, una generazione cresciuto all'ombra del mito di Valentino Mazzola e del drammatico ricordo di Superga. Vestì anche la casacca del Legnano, se n'è andato sul campo di calcio. Là, dove tutto era cominciato quand'era ancora un ragazzo con le spalle strette. Di quelli che mettono il cuore dentro le scarpe.