andrea pirlo

La storia di Andrea Pirlo è un po' la storia di tutta la Juventus. Della nuova Juventus, quella rinata sotto la dirigenza dell'ultimo rampollo della famiglia Agnelli, Andrea. Il centrocampista bresciano, infatti, ha saputo cadere e risorgere, ritornando ad essere uno dei migliori giocatori del nostro calcio, con tanti saluti ad un Milan che più credette in lui. Sbagliando.

L'addio dal Milan, la gioia della Juve – "Andrea Pirlo resterà con noi e finirà la sua carriera al Milan". Parole chiare, determinate, che non lasciano dubbi. Sono le parole del presidente rossonero Silvio Berlusconi. Era l'agosto 2009, quando di Pirlo il Milan non poteva fare a meno per restare grande e continuare a vincere. Due anni dopo, il centrocampista italiano più forte dell'ultimo decennio – lo dicono i fatti, i numeri e le vittorie – viene ceduto alla Juventus, senza apparente motivo. Sia la società rossonera ma soprattutto il giocatore non commenteranno mai ciò che accadde realmente tra le mura di via Turati. Fatto sta che quel matrimonio indissolubile si sciolse come neve al sole. Per la gioia della Juventus.
A Torino è stato decisivo per il primo scudetto della rinascita e per il secondo, quello della svolta. Grazie anche e soprattutto a Pirlo, la Juventus è riuscita a chiudere il periodo infernale bianconero, con il popolo juventino che ha visto la società condannata per Calciopoli, privata del titolo del 2005 e del 2006, retrocessa in serie B e reduce da due settimi posti indegni della loro tradizione.

La rinascita bianconera – Un autogol di mercato così clamoroso non si vedeva da tempo. Più precisamente oltre 10 anni fa, dal 2001 per la precisione, quando l'Inter di Massimo Moratti cedette ai cugini del Milan un giovane centrocampista italiano, che si sarebbe trasformato nel più forte giocatore nel  suo ruolo del decennio a venire. Chi era? Sempre lui, Andrea Pirlo da Flero (Brescia), in cui la Beneamata non riuscì a scommettere dopo averlo prelevato con un blitz dal Brescia.
Allora come due estati fa, Pirlo ha saputo far ricredere chiunque, ritornando a giocare ai prorpi immensi livelli, deliziando le platee e soprattutto chi ha saputo (per la seconda volta) credere nella sua infinita classe. Ad Appiano nel 2001 dicevano che non sarebbe mai maturato, piccolo e gracile, troppo debole per il calcio del terzo millennio. A Milanello nel 2010 dicevano che il regista era vecchio, che era rotto e che costava caro rinnovargli un contratto che non poteva più meritarsi sul campo. Non più giovane, inesperto e gracile di molti altri nerazzurri che hanno calcato i campi di San Siro e – a conti fatti – non più caro, rotto e vecchio di tanti altri rossoneri, come si è potuto notare. Di sicuro, per Andrea Pirlo quei due gran rifiuti hanno dimostrato ciò che ha sempre fatto vedere in campo: orgoglio e determinazione, carisma e volontà.

L'ultimo obiettivo: l'Europa – L'uomo chiave degli scudetti juventini, dopotutto, non è solo un grande giocatore. E' anche un promettente industriale siderurgico e un metodico investitore dei propri beni, gestendo bene tanto quanto le proprie squadre in mezzo al campo, i propri interessi extracalcisitici. Un esempio? Il 23 maggio 2007 vince con il Milan la finale di Champions League contro il Liverpool ad Atene e meno di quarantotto ore dopo, il 25 maggio 2007, fonda a Brescia la Fidbon che di mestiere profila metalli per circa 3 milioni di euro di ricavi annuali.
Così, quando Adriano Galliani si narra gli abbia chiesto di ridursi lo stipendio a 2 milioni di euro netti, Andrea ha fatto il borsone senza pensarci su due volte, ha salutato il suo presente ed è partito alla volta dello Juventus Stadium, sposandone da subito mentalità, progetti e voglia di vincere. Lì Andrea Agnelli gli ha offerto il doppio dell'ingaggio: 4 milioni netti più bonus legati ai risultati. Risultati che sono arrivati subito, prima ancora di quanto lo stesso Agnelli pensasse. Una scommessa vinta, anzi stravinta con il ‘Professore' che oggi alza al cielo il suo personale quarto titolo nazionale. Senza aver intenzione di fermarsi. Non ora, non quando la sfida da oggi porta un altro nome, quello della Champions League che Pirlo ha già assaporato nel 2003 e nel 2007 e che ha tutta l'intenzione di ridare alla Juventus e alla storia bianconera.