L’Italia che esce dalla Seconda Guerra Mondiale è un paese diviso, i partigiani da una parte e i repubblichini dall’altra. Quando si vota, il 2 giugno del 1946, per scegliere tra monarchia e repubblica c’è un’altra divisione, una spaccatura netta tra nord e sud. E quando si vota per la prima volta per il parlamento, due anni dopo, le divisioni sono altrettanto forti. Lo sport in quegli anni, in cui rinasceva l’Italia svolge un ruolo fondamentale, con la radio che racconta, gli eroi principali sono Fausto Coppi e Gino Bartali, due miti che comunque dividono in due il Vecchio Stivale, ma quella era una dolce divisione. Chi invece univa tutti era il Grande Torino.

Sia chiaro non è che i tifosi delle altre squadre festeggiavano le vittorie dei granata, ma in un’Italia che ripartiva dal calcio, il campionato ci fu subito nel 1945-1946, non accadde la stessa cosa in Germania, vedere il Grande Torino giocare era un piacere per tutti. L’undici titolare era una filastrocca che tutti, grandi o piccoli, conoscevano a memoria: Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Grezar, Rigamonti, Menti, Ossola, Castigliano, Loik, Gabetto, Mazzola.

Un undici meraviglioso, fenomenale, indimenticabile che vinse cinque scudetti consecutivi, potevano essere molti di più, perché ci fu l’interruzione per la Guerra Mondiale e la tragedia di Superga. Cinque campionati in cui il granata era il colore dominante, il Torino vinceva e divertiva. Nella stagione 1947-1948 il Toro realizzò 125 gol, polverizzando il primato dell’anno precedente (104), con una media di oltre 3 gol a partita. L’Alessandria in una gara al ‘Filadelfia’ fu sconfitta per 10-0, ma anche le big della Serie A contro i granata affondavano: la Roma in casa perse 7-1, l’Inter a Torino fu sconfitto 5-0.

Il 4 maggio 1949 l’aereo che riportava il Torino a casa dopo un’amichevole giocata a Lisbona con il Benfica si schiantò, a causa di una fitta nebbia, contro i muraglioni di sostegno del giardino posto sul retro della Basilica di Superga. Trentuno persone morirono, diciotto erano calciatori del Torino. Pochi giorni dopo un milione di persone presenziarono ai funerali a Torino.