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Yes we can! Roma, addio 2012 col botto della dirigenza a stelle e strisce

Spesso bistrattata e presa in giro, la dirigenza giallorossa ha dimostrato di avere idee chiare e obiettivi ben precisi. La costruzione del nuovo stadio è l’ultima conferma di un progetto serio, partito in una calda sera d’agosto!
A cura di Alberto Pucci
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James Pallotta

Altro che "yankee" spaesati – Ammettiamo subito la verità: tutti quanti noi abbiamo sorriso ironicamente all'arrivo di James Pallotta, di Thomas Di Benedetto e dei suoi soci americani. Tradizionalisti come siamo, non abbiamo dato neanche una chance a questo ricco imprenditore già folgorato dal basket NBA a tal punto da vincere l'anello, nel 2008, con i Los Angeles Lakers. Con la "puzza sotto il naso" che, solitamente, contraddistingue chi vive al di là dell'oceano lo abbiamo etichettato nella peggior maniera e ci siamo messi seduti, in riva al fosso, in attesa che passassero i resti della sua brillante idea. Dopo quasi due anni, siamo ancora lì. E ci resteremo ancora per molto, perchè James Pallotta sarà anche pazzo ("So quanto siano pazzi i tifosi romanisti, ma sono preparato: voi non sapete quanto sono pazzo io"), ma di certo non è "unable and arrogant" come alcuni dei suoi colleghi. La "Lupa" ieri ha festeggiato il "compligiorno" del suo numero uno ed ha tolto, finalmente, il velo allo stadio di proprietà che, probabilmente, verrà pronto per la stagione 2016/2017. Un progetto importante che sorgerà nella periferia sud-ovest della città (nell'ex area dell'Ippodromo di Tor di Valle), e che verrà seguito dall'architetto di fama mondiale Dan Meis: padre dello "Staples Center" di Los Angeles, palazzetto che ospita le gare dei Lakers e dei Clippers e "protagonista", con la sua società, di costruzioni di stadi ormai diventati famosi, come ad esempio l'Emirates Stadium di Londra. Mica "pizza e fichi"!

Una passione da esportare – Cinquecento. Un numero che associamo subito alla nostra macchina più famosa, che un'altro italo americano sta cercando di esportare in tutto il mondo, e ad una città che vive di calcio e che, per prima, ha capito come "vivere di calcio". Pallotta, insieme a Di Benedetto, Baldini e Sabatini, in questi cinquecento giorni alla guida della Roma non solo ha posto le basi per ricostruire un ciclo vincente, ma ha anche pensato seriamente a come (e dove) costruire uno stadio di proprietà: condizione "sine qua non" per reggere l'urto della crisi economica che ha toccato anche, e soprattutto, il mondo del calcio. Da quel lontano giorno d'estate (Agosto 2011) la Roma ha cambiato pelle. Da Ranieri e Montella fino a Zdenek Zeman, passando dalle utopie di Luis Enrique, la dirigenza USA, insieme a due dei dirigenti italiani più preparati, ha costruito un gruppo di giocatori giovani, con i quali provare a vincere in Italia e in Europa. Ad oggi, il "maestro" Zeman si ritrova tra le mani una rosa che ha un'età media di 25,3 anni: la terza in Italia, la tredicesima in Europa. Accanto all'evergreen Totti, per il quale serve un capitolo a parte, e a Daniele De Rossi, "transitano" giovani come Marquinhos ('94), Florenzi ('91), Tachtsidis ('91), Destro ('91), Lamela ('92), Nico Lopez ('93), Romagnoli ('95): un gruppo di belle speranze pronto a sudare, anche sotto il sole della Florida a fianco di Topolino e Minnie, per riportare in alto i colori giallorossi!

Next mission: clonare Francesco! – James Pallotta, dopo aver chiesto inutilmente di giocare al Colosseo ("Mi hanno detto che era occupato"), si è augurato che possa essere proprio Totti a tagliare il nastro dello stadio tutto giallorosso e che "possa segnare lui il primo gol nel nostro nuovo impianto". Un'idea niente male, sicuramente suggestiva, che dovrà però fare i conti con la carta d'identità del "Pupone" che, in quel periodo, spegnerà le sue 40 candeline. Non potendolo clonare, Pallotta si affiderà alle "cure" dello staff tecnico di Zeman che, tra un gradone e l'altro, ha tirato a lucido il 10 giallorosso, autore fino ad oggi di una stagione straordinaria. Riuscirà a "tener botta" fino all'inaugurazione dello "Stadium de' Roma"? In attesa del "sogno che si avvera" (Totti cit., da decantare in stile Crozza/Briatore), tanto di cappello a lui, a chi lo ha (ri)messo in forma e a chi ha saputo costruire una società che, a quanto pare, sembra correre a testa alta verso il futuro del calcio: idee chiare e progetti seri, giovani da far crescere sotto la guida esperta di Zeman, stadio di proprietà ed altre iniziative "collaterali" a favore di chi ha nel cuore, da sempre, le sorti della Roma. C'è ancora, in giro, qualcuno che ride?

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