Weah, pancione in fuorigioco. Il neo presidente della Liberia in campo per beneficenza
La nuova vita di George Weah. L'ex calciatore del Milan è diventato Presidente della Repubblica della Liberia nel ballottaggio contro l’ex vicepresidente Joseph Boakai prendendo il 61,5% dei voti contro il 38,5% del rivale. Domani il primo calciatore africano a diventare Pallone d'Oro giurerà come primo cittadino dello stato dell'Africa Occidentale e in un’intervista esclusiva su La Gazzetta dello Sport ha raccontato delle sue impressioni di questi giorni e del suo rapporto con l'Italia.
L'ex calciatore ha voluto ricordare il suo passato e ha regalato alla Rosea un pensiero al suo periodo in Italia:
Ci tengo a ringraziare gli amici italiani. Nel vostro paese le cose mi sono andate benissimo e oltre a fare scorta di grandi ricordi da voi ho imparato tanto. In tanti dall’Italia in questi giorni mi hanno scritto e incoraggiato, oggi posso ricambiare tanto affetto con queste parole: penso che in Italia il mio successo faccia piacere, e non solo ai milanisti ma a tutta la gente che ama il calcio. La mia vita in Italia è stata meravigliosa. Oggi sono qui, a casa mia, con il mio popolo e la mia famiglia e sono felice di essere diventato il presidente della Liberia. So di avere gli occhi del mondo addosso, spero di essere in grado di mantenere il mio Paese in pace e di farlo arrivare lontano.

Weah in campo per beneficenza con qualche kg di troppo
Ieri l’ex fuoriclasse del Milan è tornato in campo per un giorno, in occasione in occasione di una sfida con i militari delle forze armate liberiane: il match, che si è svolto al Barclay Training Center di Monrovia, è finito 2 a 1 per la squadra del neo presidente. Nonostante qualche chilo di troppo Weah, che ha vestito la maglia numero 14 e la fascia da capitano, ha giocato 90 minuti e ha segnato il primo dei due goal per la sua squadra.
Weah: Ce l'ho fatta io, ce la farà anche la Liberia
Infine George Weah ha lanciato un messaggio di speranza per tutta la sua gente visto che domani giurerà come presidente della Repubblica liberiana:
Non vedo l’ora di cominciare. C’è tanto di quel lavoro da fare che uno dovrebbe spaventarsi, io invece sono eccitato, come la gente. Ce la dobbiamo fare. La gente mi ha votato perché spera che con me tanti altri possano crescere, lavorare, cambiare le proprie vite come ho fatto io. Sanno da dove sono partito, e hanno visto dove sono arrivato. Ce l’ho fatta io, possono farcela tanti altri liberiani. Il mio compito è quello di provare a dar loro l’opportunità che ho avuto io.