Sono anni che l'Uruguay si identifica nella persona di Oscar Washington Tabarez e da ieri c'è un motivo in più: il commissario tecnico in occasione della gara con il Perù ha festeggiato le 200 presenze sulla panchina della Celeste. Quella uruguagia è ormai "la nazionale del Maestro” da più di un decennio, senza considerare la breve parentesi tra 1989 e 1990, e sono ormai tre le generazioni di calciatori cresciuti sotto le sue direttive. Da Forlan a Gimenez, passando per Suarez e Cavani, fino a Valverde e De Arrascaeta; ogni campione nato nei dintorni di Montevideo deve qualcosa a Tabarez, in carica dal 2006.

L'obiettivo di Tabarez: Qatar 2022

L’obiettivo di Tabarez è quello di portare la Celeste a Qatar 2022, per quello sarebbe il suo quinto Mondiale. Da un po' di tempo a questa parte le immagini in panchina con l’aiuto di una stampella e sul campo di allenamento con un mezzo elettrico per seguire meglio le operazioni hanno suscitato un certo interesse intorno alla sua figura ma il Maestro non ha mai badato troppo a queste cose: ringrazia per la considerazione e per l'affetto che il mondo del calcio gli tributa ogni volta ma la sua testa è sempre sulla squadra.

I tifosi uruguaiani lo amano e lo scorso anno avevano deciso di dedicargli una statua al centro di Montevideo ma il Maestro, anche in questo caso, ha regalato una lezione di umiltà a tutti e quindi niente statua perché "Tabárez non accetterà un tributo che implica la rottura con lo spirito di unità e di comunione che la squadra nazionale cerca di generare e di incoraggiare".

Per quale motivo viene idolatrato? Basta leggere attentamente queste poche righe e si può capire a fondo il "Tabarez pensiero". Gli anni (72) e una neuropatia cronica, che lo ha colpito ormai qualche anno fa, non lo hanno allontanato dalla panchina dell’Uruguay e nonostante il pareggio in Perù c'è da festeggiare la 200esima panchina con la Celeste.