R.I.P. Riposa in pace, la "Curva Sud è morta". Il lapidario striscione apparso quest'oggi all'Allianz Stadium è l'epigrafe a ciò che sta accadendo in queste ore attorno al tifo organizzato juventino. Le indagini in corso parlano di almeno 12 fermi e il doppio di persone coinvolte in una serie di reati dalle accuse gravissime. Tutti i gruppi della tifoseria bianconera sembrano essere coinvolti, chi più chi meno, chi direttamente e chi indirettamente, attraverso le figure dei capi ultrà.

Uno scenario desolante e desolato che lascerà dietro di sè ovvie conseguenze di certo non positive per coloro che per anni avevano manipolato le situazioni a proprio vantaggio ottenendo, spesso illegalmente e con la coercizione, ciò che volevano. Gli inquirenti stanno lavorando anche in queste ore per dipanare una matassa intricatissima che è venuta a galla anche  – e soprattutto – per merito della società bianconera, come si legge dalle carte della Digos e dalle parole del Procuratore.

Perché la Juventus è una vittima

La Juventus è parte lesa, vittima di una situazione dalla quale non riusciva più a risollevarsi da sola tanto da chiedere l'intervento delle forze dell'ordine. Ricatti, coercizioni, minacce: attorno al club campione d'Italia sembra che il cappio del tifo organizzato si fosse alquanto stretto in una morsa oramai insostenibile. Tutto era architettato per mettere in cattiva luce il club, fargli pagare multe salate o subire squalifiche dello stadio (con conseguenti disavanzi nel botteghino) attraverso cori di sfondo razzista.

Il ritorno del verto tifo

Anche il rientro di Leonardo Bonucci dal Milan era stato adoperato scientemente per creare difficoltà alla società, creando danni d'immagine condannando la dirigenza ad una presunta incapacità manageriale. Tutto per sminuire la Juventus e tenerla sotto ricatto. Una situazione che da ora in poi andrà sicuramente in meglio. E a vantaggio esclusivo dei veri tifosi che, per tutti questi motivi avevano abbandonato lo Stadio e che ora potranno ritornarvi.