La nazionale turca ha celebrato il successo sull'Albania in un modo molto particolare, che inevitabilmente ha fatto molto discutere. La squadra di Şenol Güneş dopo aver trovato il gol vittoria all'ultimo respiro con Tosun, ha festeggiato sotto la curva con tanto di saluto militare. Un gesto che rappresenta un sostegno all'attacco in Siria promosso dal governo di Erdogan e che fa il paio con i post del romanista Under e dello juventino Demiral, che già in precedenza si erano esposti a favore dell'attacco contro i curdi

I giocatori della Turchia fanno il saluto militare dopo la vittoria sull'Albania

Successo pesantissimo della Turchia nell'ultimo match di qualificazione a Euro 2020. I giocatori di Güneş sono riusciti ad avere la meglio sulla formazione allenata da Edy Reja nel finale grazie ad una rete di Tosun, mantenendo così il primo posto nel girone a braccetto con la Francia. Nei festeggiamenti dopo il fischio finale, tutta la squadra di casa si è schierata sotto il settore più "caldo" del Fenerbahce Ulker Stadium per condividere la gioia del risultato con i tifosi. I calciatori turchi hanno esultato in modo molto particolare, ovvero con il saluto militare. Protagonisti del gesto anche lo juventino Demiral e il milanista Calhanoglu.

Perché i calciatori turchi hanno fatto il saluto militare, sostegno all'attacco contro i curdi in Siria

Perché i giocatori della Turchia hanno fatto il saluto militare dopo la vittoria con l'Albania? Si tratta di una presa di posizione evidente a sostegno dell'iniziativa del governo di Erdogan, con l'attacco contro i curdi in Siria. Polemiche a non finire sui social e non solo per il gesto della nazionale turca che ha mischiato così lo sport alla politica, suscitando non poche critiche. Critiche che si sono aggiunte a quelle arrivate nelle ore precedenti ai due "italiani" Under e Demiral. Sia il romanista che lo juventino infatti sui propri profili hanno manifestato solidarietà al governo turco, incassando tantissimi commenti negativi. Tanti i tifosi che hanno chiesto alla società capitolina e a quella torinese di prendere provvedimenti.