Troy Deeney dal carcere alla finale di Wembley (VIDEO)

Padre morto di cancro fulminante. L'attaccante del Watford, Troy Deeney, sconvolto, perde la testa. Ha i nervi a fior di pelle, è fuori di se. In fondo al bicchiere trova solo rabbia e dolore. E ci annega. Comincia a ubriacarsi, lo arrestano per rissa dopo aver sfondato la mascella a uno studente universitario in un pub di Birminghan. Viene processato e finisce dietro le sbarre: dieci mesi è la sentenza del giudice. La sua vita è a pezzi, in quel maledetto mese di febbraio del 2012 ha perso tutto: affetti, carriera, se stesso. Se gli va bene, il campo di calcio lo può vedere solo in tv, mentre se ne sta appoggiato al muro della cella. Si scusa con la vittima della sua aggressione, faranno la stessa cosa il suo club e i suoi tifosi. Dopo due mesi e mezzo esce per buona condotta e riprende ad allenarsi. "Non ho giustificazioni per quello che ho fatto – raccontato al Daily Mail -, ma la depressione mi ha trascinato in basso. Ero distrutto per la morte delle persone a me più care nel giro di poco tempo. L'ultimo, mio padre. Ho cominciato ha sperperare denaro per bere, non capivo più nulla. L'amore di mia moglie e di mio figlio mi hanno salvato". Zola, nel frattempo divenuto allenatore del Watford, lo accoglie senza pregiudizi e Deeney lo ripaga segnando la rete che porta la squadra al big match per la promozione in Premier League. Finale proibito per i deboli di cuore, 20″ dopo l'errore dal dischetto del Leicester Deeney scaraventa in rete il gol della vittoria, urla, sfila la maglietta e corre ad abbracciare amici e parenti seduti a un passo dal rettangolo verde. E' la fine di un incubo. "Gioco e sono un eroe, ma c'è molto di più nella vita. Sono sempre me stesso, commetterò errori e cercherò d'imparare giorno per giorno".