E' un momento di altissima tensione in casa Napoli. Lo scivolone in campionato, le polemiche sugli arbitri, i tentennamenti in Europa, il ritiro, le divergenze tra allenatore e presidente e adesso anche lo ‘sciopero' dei calciatori che rifiutano il ritiro imposto dalla società. Una sorta di vero e proprio ‘ammutinamento' al quale ha partecipato l'intera rosa della prima squadra, tornando a casa dopo la partita di Champions League per presentarsi il giorno dopo a Castlevolturno per gli allenamenti. Facendo ritorno alle rispettive dimore.

Una sorta di braccio di ferro tra il gruppo giocatori e società che sembra non doversi concludere tanto facilmente e che porterà con sè inevitabili strascichi polemici. La decisione di non continuare un ritiro richiesto dal club fino alla partita del prossimo weekend è arrivato dagli stessi giocatori ed è stato comunicato prima al figlio di De Laurentiis presente nella pancia del San Paolo del dopo Napoli-Salisburgo e poi ribadito in allenamento a Giuntoli.

Resta la tensione tra club e giocatori

Con la conferma del rifiuto da parte dei giocatori, in rivolta contro il club, Carlo Ancelotti ha provato – insieme allo stesso Giuntoli – a riportare gli equilibri, mediando tra le due parti ma sembra senza troppo successo. Dal canto suo, la società ha fatto sentire la propria voce, dando pieni poteri ad Ancelotti ed è pronta a tutelarsi anche imponendo ai propri tesserati di pagare multe importanti. Una situazione borderline che potrebbe portare l'allenatore in una situazione più che delicata.

Il delicato ruolo di Ancelotti, mediatore ‘designato'

Ancelotti avrà il difficile compito di far ragionare la squadra, riportarla sui giusti binari e farla concentrare sulle partite a venire, limitando eventuali ripercussioni anche mentali di un Napoli che ha necessità del massimo della serenità per ritrovare se stesso e riprendere la corsa sia in campionato che in Europa. Insomma, un ruolo che pone lo stesso tecnico tra incudine e martello: De Laurentiis gli ha passato la classica patata bollente e adesso osserva cosa accadrà.

Il rischio del contenzioso legale

Ancelotti aveva manifestato per primo il proprio disappunto per un ritiro che appariva più come una punizione che una soluzione ma non avrebbe mai pensato che i giocatori avrebbero preso la decisione di fare di testa propria e rifiutarsi in toto di seguire le richieste della società. Da parte sua, l'essersi fermato a Castelvolturno e aver pernottato nel centro, seguendo le direttive del club è un elemento distensivo ma ora è chiamato in modo ufficiale da parte di De Laurentiis a risolvere il problema in prima persona.

Allenatore alla prova, il compromesso forzato

Tutto dovrebbe rientrare prima che degeneri ulteriormente in questioni legali e in un contenzioso che si potrebbe allargare anche tra tecnico e club con conseguenze al momento imperscrutabili. L'intenzione di Ancelotti è di restare a Napoli, ma per farlo ha necessità della fiducia della società e dei suoi giocatori. La sensazione è che raggiungerà ad un compromesso forzato che dovrebbe permettere alla squadra di tornare a pensare alle gare. Fino a fine stagione. O forse anche prima. Il giocattolo s'è rotto.