Stop alla pubblicità delle scommesse nel calcio italiano, la Serie A in rivolta contro Di Maio
Stop alle sponsorizzazioni al calcio da parte delle società di scommesse. Il provvedimento studiato dal ministro dello Sviluppo economico e ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Luigi Di Maio, ha fatto scattare il campanello d'allarme nel panorama calcistico italiano. Il rischio per i club del Belpaese è quello di rinunciare introiti ricchissimi legati a partnership con le aziende di betting per una situazione che rischierebbe di far vacillare, a detta di numerosi esponenti delle società di Serie A, l'intero movimento.
Il ministro Di Maio pensa allo stop delle sponsorizzazioni al calcio delle società di scommesse
La decisione del ministro del lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio è arrivata come un fulmine a ciel sereno per le società calcistiche italiane. C'è la volontà da parte del nuovo governo di vietare le sponsorizzazioni delle squadre da parte delle società di scommesse. Un provvedimento che così impedirebbe ai protagonisti del mondo del pallone di fare pubblicità sulle proprie maglie, o sui tabelloni dello stadio al sistema giochi e alle compagnie che offrono la possibilità di giocare anche sugli eventi sportivi. Rinunciando a centinaia di milioni
Perché i club della Serie A non vogliono lo stop alle sponsorizzazioni delle scommesse
Se il provvedimento andasse in porto, rappresenterebbe una tegola pesantissima per tutti quei club che vantano tra le proprie partneship commerciali aziende di scommesse. Basti pensare a Juve, Inter, Roma, Napoli e Milan, ma anche a diversi club delle serie minori. Una situazione che taglierebbe inevitabilmente introiti importanti alle rappresentanti di quello che è lo sport principe del Belpaese in un momento tutt'altro che semplice dal punto di vista economico. E a pagarne le conseguenze sarebbero poi anche gli accordi con le tv, che pagano i diritti televisivi anche grazie alle pubblicità per le scommesse.
Cosa succede in Serie A senza pubblicità delle scommesse
Le prime reazioni non si sono fatte attendere. Durissima quella del direttore generale della Roma, Mauro Baldissoni che ha dichiarato: "Un provvedimento che sa di populismo – riporta forzaroma.info – che trasformerebbe l’Italia in una enclave con il rischio del ritorno al toto nero". Si tratterebbe di un'iniziativa inoltre che sarebbe in controtendenza con quanto avviene negli altri Paesi dei top 5 campionati, ovvero Inghilterra, Francia e Spagna, con un giro d'affari per il betting e gli accordi con i club notevole, nettamente superiore a quello della Serie A. Ecco allora che se il taglio si concretizzasse, il nostro calcio rischierebbe di incassare un colpo pesantissimo che influirebbe sugli investimenti e dunque sull'appeal di un torneo che sta cercando di recuperare lo smalto dei tempi migliori.