Per ciò che riguarda il campo si attenderanno le prime uscite di Stefano Pioli sulla panchina rossonera per comprendere fino in fondo se il cambio di allenatore sia stata effettivamente la scelta più corretta ed opportuna nei tempi e nei modi. Ma il Milan sta giocando un'altra partita, ancor più essenziale, sul fronte economico e di bilancio dove il Gruppo Elliott sta navigando in acque agitatissime tra aumenti dei costi e abbassamento dei ricavi.

I conti in tasca ad Elliott

I numeri parlano chiaro: nella prima (e al momento unica) gestione Elliott  – chiusa a giugno 2019 – la società rossonera è in perdita. Una perdita importante, resa ancora più drastica per la recente mancata qualificazione alla Champions League e ai suoi milioni e per l'esclusione dalle competizioni europee imposta dall'Uefa per il mancato rispetto del Fair Play Finanziario. A tutto ciò, si deve ricordare che gli americani attualmente in cattedra con la famiglia Singer, hanno immesso nel club oltre 600 milioni, tra prestito a Mister Li e investimenti fatti tra calciomercato e ammodernamento delle strutture. (come sottolineato da Il Sole 24Ore). A tutto ciò si deve aggiungere che la gestione del club costa circa una decina di milioni al mese.

Problema 1: il crollo sportivo

Il futuro non è roseo, tutt'altro: l'avvio di campionato dimostra quanto sia ancor più complicato raggiungere l'obiettivo prefissato – e vitale – di inizio stagione, ovvero la qualificazione alle coppe, possibilmente passando per il quarto posto della Champions League. Un disastro sportivo al quale si è dovuto mettere mano immediatamente con il cambio di guardia in panchina, anche nella tutela di una rosa che è aumentata nei costi (stipendi più alti) e che è valsa circa 150 milioni nell'ultima estate di mercato.

Problema 2: l'esclusione dall'Europa

Non si deve dimenticare che i costi sono aumentati rispetto all'esercizio precedente si circa 20 milioni di euro e che il Gruppo Elliott ha deciso di accantonare una cifra simile in vista di probabili nuove sanzioni Uefa per il finale di stagione 2019/2020, sempre riguardanti il Fair Play non rispettato. E' evidente che la colpa non ricade sugli americani ma vede il gruppo della famiglia Singer direttamente coinvolta in una gestione dalla quale si può uscire solamente in un modo.

Problema 3: ricavi in calo, costi in crescita

Si parla da tempo di una eventuale cessione della società, ma al momento il valore di questo Milan – sportivamente ed economicamente – è troppo basso per poter sperare in un rientro e in un pareggio dagli investimenti fatti e quelli in corso. Cifre alla mano, il club dovrebbe essere venduto a non meno di 700 milioni di euro, un'enormità che non trova alcun acquirente pronto ad affrontare la sfida, soprattutto imprenditoriale. E' vero che la società è libera dai vincoli delle banche ma è pur vero che le entrate sono scese: nell'ultimo esercizio i costi complessivi del Milan sono saliti da 354 a 373 mentre i ricavi sono scesi a 241 milioni.

Il futuro rossonero al bivio: Europa e nuovo Stadio

Il futuro rossonero, dunque, passa per due strade obbligatorie: i risultati e il  nuovo asset dello stadio di proprietà. Stefano Pioli è chiamato al miracolo sportivo, rilanciando sul campo la squadra alla ricerca delle prime posizioni, il prima possibile. Un Milan da Europa – al netto delle possibili sanzioni Uefa – aumenta evidentemente di valore oltre che garantire nuove entrate. E l'accordo con l'Inter per il nuovo stadio, l'avvallo del progetto e la possibile apertura del cantiere con tempi e proiezioni di ricavi, farebbero il resto per strappare una cessione entro la fine del 2020.