Campionato in archivio per fare spazio alle Nazionali impegnate nelle gare di qualificazione ai prossimi Europei. Sono già sette le giornate di questa entusiasmante Serie A 2019/2020, per le compagini del massimo campionato è tempo dunque per un primissimo bilancio. Nello specifico in questa occasione andremo a vedere quali sono le tre squadre che in questo avvio di stagione hanno deluso maggiormente rispetto alle aspettative.

Milan in crisi d’identità (e di gol)

Un mercato in cui sono arrivati diversi giovani di belle speranze (Theo Hernandez, Bennacer e Leao su tutti) e tre giocatori come Duarte, Krunic e Rebic in aggiunta ad una rosa quasi immutata rispetto a quella che l’anno precedente Rino Gattuso aveva portato a sfiorare la qualificazione in Champions League sfumata solo all’ultima giornata. Se a questo aggiungiamo la possibilità di poter concentrarsi esclusivamente sul campionato non può che esser considerato deludente l’avvio di stagione del nuovo Milan di Marco Giampaolo (la cui permanenza, non a caso, è in forte dubbio).

Nove punti frutto di tre vittorie molto (troppo) sofferte con Brescia, Verona e Genoa (con quest’ultime due in dieci per buona parte della gara), ma soprattutto quattro sconfitte con Udinese, Torino, Inter e Fiorentina come mai accaduto nelle prime sette giornate al club rossonero nel nuovo millennio. Un gioco che stenta a decollare, un reparto offensivo in grande crisi (terzo peggior attacco della Serie A: solo Sampdoria e Udinese hanno fatto peggio finora) e i due investimenti più grandi fatti dalla nuova società, Paquetà e Piatek, totalmente avulsi dal progetto tecnico del nuovo allenatore. Il tempo per riprendersi c’è, le altre pretendenti al quarto posto, Atalanta a parte, non sono ancora scappate, ma urge un’inversione di tendenza e urge farla al più presto.

Genoa, il gioco non basta: servono i risultati

Il mercato fatto dal presidente Preziosi, l’arrivo di calciatori di livello internazionale come Zapata e Schone, e quello di un tecnico fautore di un calcio “propositivo” come Aurelio Andreazzoli aveva entusiasmato i tifosi del Genoa (e anche gran parte degli addetti ai lavori). Il pirotecnico pareggio contro la Roma e la convincente vittoria contro la Fiorentina in avvio di campionato aveva ulteriormente alzato l’asticella delle aspettative per il Grifone che invece nelle ultime cinque gare (in cui ha collezionato un solo punto) è parso involuto nel gioco oltre che nei risultati (quattro sconfitte e un solo pareggio contro il Bologna).

La buona prova, al di là della sconfitta finale, fornita contro il Milan, in risposta alla deludentissima prestazione contro la Lazio all’Olimpico, ha difatto dato altro tempo al tecnico ex Empoli per lavorare, ma adesso servono anche i punti perché questo Genoa non è certamente da penultimo posto in classifica e la fiducia sembra avere una scadenza ben precisa: domenica 20 ottobre 2019, ore 18, quando i rossoblu saranno di scena al Tardini di Parma contro la formazione di Roberto D’Aversa, un appuntamento da non fallire.

‘Disastro’ Sampdoria: Di Francesco al capolinea

Non se la passano meglio sull’altra sponda di Genova. Anzi. La Sampdoria affidata ad Eusebio Di Francesco dopo un mercato non esaltante (bloccato anche dalla trattativa per la cessione della società) non ha per nulla convinto in queste prime sette giornate: una sola vittoria, sei sconfitte, secondo peggior attacco e peggior difesa del torneo, per un ultimo posto che, per quanto fatto vedere in campo da Quagliarella e compagni, è al momento ampiamente meritato.

Il tecnico ex Roma è partito con il classico 4-3-3 per poi passare ad un 3-4-3 senza ottenere però quella svolta tanto attesa e adesso la sua esperienza sulla panchina blucerchiata sembra essere giunta al capolinea: trovata la cifra per la buonuscita ci sarà la rescissione consensuale del contratto. Al rientro, dopo la sosta per le Nazionali, difficilmente sarà ancora alla guida della Sampdoria nella già delicata sfida contro la “sua” Roma. Un cambio in panchina dunque per provare ad invertire una rotta che ad oggi ha portato sul fondo della classifica con una salvezza che alla vigilia appariva nettamente alla portata ma che ora diventa un obiettivo complicato da raggiungere per club che nelle ultime tre stagioni invece è stato sempre abituato a veleggiare nella top ten della Serie A.

La ‘coperta corta' del Napoli di Ancelotti

Non è certamente paragonabile alla situazione di Milan, Genoa e Sampdoria, ma in queste prime giornate anche il Napoli di Carlo Ancelotti ha deluso le aspettative. Con una squadra già rodata e con degli innesti di alto livello in tutti i reparti ci si aspettava che fin da subito i partenopei riuscissero a tenere il ritmo della Juventus e dell’Inter che invece cominciavano un nuovo progetto tecnico.

E invece dopo appena sette turni i campani si ritrovano a -6 dalla vetta, dietro anche all’Atalanta di Gian Piero Gasperini, con il tecnico emiliano alle prese con il problema della “coperta corta”: nelle prime giornate gli azzurri segnavano tanto, ma subivano altrettanto, poi, trovata la quadratura difensiva, la squadra ha iniziato a faticare nel trovare la via della rete (soltanto due gol, entrambe al Brescia, messi in cascina nelle ultime quattro gare tra campionato e Champions). Risultato? Il peggior avvio di campionato degli ultimi quattro anni: soltanto il primo Napoli di Maurizio Sarri aveva conquistato meno punti (uno in meno degli attuali 13) nelle prime sette giornate di campionato.