Santos, Barcellona e Neymar: perché O Ney rischia 6 anni di carcere per corruzione
Fino a sei anni di carcere per l'accusa di corruzione e truffa. E' la condanna che rischia Neymar per le irregolarità emerse nel trasferimento dal Santos al Barcellona che avvenne nell'estate del 2013. ‘Segui i soldi' si sono detti gli inquirenti che hanno aperto da tempo un fascicolo sul calciatore e quella trattativa che presentava punti oscuri in particolare sulla effettiva entità delle cifre: i catalani avevano dichiarato di aver versato 57,1 milioni di euro per formalizzare l'affare.

Dove sono finiti i soldi? Le cifre dell'affare. L'intero importo, però, venne così suddiviso: 17,1 al Santos, 40 alla famiglia del calciatore. Secondo la giustizia spagnola, invece, la somma spesa sarebbe notevolmente superiore. Di quanto? Quasi 30 milioni, considerato l'ammontare stimato in 83.3 milioni di euro.
Perché O Ney rischia il carcere. Ed è per questa ragione – come spiegato dal giudice che segue il caso, Josè Maria Vazquez Honrubia, nella sua richiesta rilanciata dai media iberici – che l'attaccante del Paris Saint-Germain figura come imputato nell'inchiesta oltre al padre, all'attuale presidente dei blaugrana, Josep Maria Bartomeu, e al suo predecessore Sandro Rosell. La pena per questo tipo di reati va da un minimo di 4 a un massimo di 6 anni di carcere: una sanzione gravissima sulla quale dovranno pronunciarsi 3 giudici, particolare che rischia di rendere più lunghi i tempi del processo prima che si arrivi al pronunciamento della sentenza.
La denuncia e le indangini, quando e perché è partita l'inchiesta. Era scattata in seguito a una denuncia presentata dal Fondo DIS, che deteneva una percentuale del cartellino di Neymar, e che dall'operazione ha incassato dolo 6,8 milioni dei 17,1 milioni che spettavano al Santos. Dove sono andati a finire quei soldi? Cosa è successo? Chi li ha fatti sparire? Secondo gli avvocati della DIS, Neymar e il Barcellona si sarebbero accordati per nascondere il vero ammontare dell'operazione. Tesi rispedita al mittente dai legali della controparte. Nella sua deposizione, invece, Neymar ha dichiarato che all'epoca dei fatti pensava solo a giocare al calcio, non si occupava degli affari e che aveva la massima fiducia in suo padre (che è anche suo procuratore).